Fase due (Quarantine ai ferri)

Su gentile richiesta di un amico di faceBook, Matteo Valenti, che ha trascorso la quarantena lontano dalla sua macchina da maglieria, pubblico la versione della mascherina per lavorazione ai ferri, che ho deciso di chiamare Quarantine – fase2. Precisando che, così com’è, non ha valore di protezione medico-sanitaria, avendo una trama molto larga. La verità è che ci siamo divertiti parecchio a lavorarci sopra e questo ci è bastato per farci trascorrere questi giorni un po’ più serenamente.

Dunque, dopo qualche aggiustamento iniziale per capire il gauge esatto del suo filato/mano/ferri (non è facile confabulare a distanza via computer in generale, figuriamoci con un knitter entusiasta), alla fine ho deciso di calcolare due versioni: una per taglie grandi (la sua) e un’altra per taglie medio-piccole (la mia). Per quanto riguarda il filato, consiglio un cotone a piacimento che abbia lo stesso gauge indicato, in modo da ottenere le stesse dimensioni dei nostri prototipi. (Per i ferri accorciati alla tedesca potete seguire il videotutorial di Emma Fassio, per esempio).

Per i progetti più provocatori suggerisco di utilizzare questo modello come base e di rifinire successivamente la mascherina con decorazioni a piacimento, ricamate o applicate: si vedano, un esempio per tutti, le incredibili mascherine dell’artista tessile Yrurary.

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Guardate l’ultimo prototipo di Matteo, con il filato tinto da lui: ne avrà fatti cinque o sei, almeno (quel che si dice un knitter entusiasta).

quarantine+ (versione a macchina, aggiornata)

È lo stesso modello del precedente, ma ottimizzato con l’aggiunta della striscia porta ferretto per il naso. Il ferretto è ricavato dalla chiusura delle confezioni di gallette di mais, che avevo già in casa, ma si può provare a ritagliarlo dalle lattine delle bevande, tipo birra (grazie a Ursa per il consiglio). La striscia si piega e si cuce verso l’interno con ago e filo, lasciando i due lati corti aperti: in questo modo il ferretto si può inserire ed estrarre per le operazioni di lavaggio e sterilizzazione della parte in maglia.

Già che c’ero — ho stramaledettamente molto tempo da dedicare ai dettagli — ho affinato la spiegazione e ottimizzato il passaggio delle diminuzioni ad aghi sospesi.
Felici, post-atomici, smacchinamenti.

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[novità] scarica qui sotto la versione in inglese (ringrazio di cuore Alessandrina Costa che mi ha aiutata nella traduzione, da Boston, dove vive).
Attenzione dunque a creare le mascherine DIY attenendosi sempre alle regole igieniche più indicate: lavarsi bene le mani, lavare le mascherine ad alta temperatura, svaporare e lasciare asciugare su piani disinfettati con alcool. Disinfettare anche gli strumenti che si maneggiano e, una volta indossata, non toccare la mascherina con le mani.
Aggiungo ancora qualche link utile:
· qui il blog delle briGatte Mascherine, con link sulla ricerca a tema.
· qui le raccomandazioni riassunte dell’OMS [aggiornamento a giugno 2020];
· qui lo studio comparativo sui materiali filtranti di SmartAirFilters [aggiornamento ad aprile 2020].

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quarantine 2020, le mascherine diy

La vera buona notizia, che sto ascoltando dalla radio in questo istante mentre scrivo, è che diverse aziende in Italia stanno riprendendo la produzione delle mascherine di protezione, arrestata già da diversi anni a causa della concorrenza del mercato asiatico.

Nell’attesa che i dispositivi ufficiali tornino reperibili negli scaffali delle farmacie, pubblico la mia versione di mascherina DIY: è in maglia vanisé, con il lato dritto in cotone (a contatto con la pelle) e il lato rovescio in lana. Con il lavaggio e lo strofinamento ad alta temperatura la maglia s’infittisce — oltre a sterilizzarsi — grazie alla capacità infeltrente della lana. Per aumentare maggiormente l’efficacia, la mascherina è a doppio strato, con un’apertura per l’eventuale inserimento di un velo di TNT usa-e-getta. Grazie a questa ‘tasca’ che contiene il materiale filtrante, la mascherina si può realizzare anche in solo cotone, pensando ad una versione per le stagioni più calde.

A tal proposito, segnalo uno studio comparativo sull’efficacia dei materiali di filtraggio delle mascherine fai-da-te, quelle cucite: pare che il top siano il tessuto di rivestimento dei cuscini antiacaro, il jersey delle T-shirt perché si adatta bene al viso, o il cotone degli straccetti da cucina, in quanto morbido e fitto. In doppio strato.

Qui invece si trovano importanti suggerimenti dell’OMS su come indossare la mascherina chirurgica.

E perché tutto ciò abbia un minimo di senso, è comunque bene mantenere il protocollo igienico suggerito di restare a casa il più possibile, lavarsi le mani, non toccarsi il viso, non sputacchiarsi addosso, ecc.. Inoltre, dopo l’utilizzo — che non deve superare le tre ore di tempo — le mascherine DIY vanno lavate a 90° (presumo che una bella svaporata di ferro finale dovrebbe toglierci ogni dubbio).

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non gettiamo la spugna!

Da un paio di anni ho scoperto come evitare di acquistare le spugne in plastica usa-e-getta per lavare i piatti: creandone di mie, in maglia, con del filo grosso di cotone colorato o naturale per alimenti. Dopo alcune prove, il punto prescelto è il classico legaccio che, con la sua struttura ‘molleggiante’, rende la superficie del panno solcata da rilievi, resistente, morbida ed elastica. Tant’è, consiglio di usarle anche per lavare viso e corpo, magari scegliendo cotoni più morbidi, aumentando il formato e creando un’asola (una doppia-catenella all’uncinetto) per poterle appendere ai gancetti del bagno.
In alto i ferri dunque!, nel tentativo di ridurre la plastica dal nostro quotidiano.

• ferri n.3 mm
• ago da maglia
• cotone grezzo naturale da 50 gr per 40m
• punto legaccio
• cuciture invisibili

per la versione grande con asola:
• cotone grezzo naturale 100 gr/80m
• uncinetto 2,5/3 mm
• catenella doppia

  1. avvia 16 maglie, lasciando un pezzo di filo lungo circa 3 o 4 volte il lato lungo della spugna (circa 50 cm vanno più che bene) e lavora a legaccio un rettangolo di maglia, per circa 98 giri. Alla fine lascia le maglie aperte sul ferro e una coda di filo circa 3-4 volte la lunghezza della somma dei due lati della spugna. Fai in modo che la codina d’inizio e quella finale si trovino nello stesso lato (vedi lo schema).
  2. piega a metà il rettangolo ottenuto e cuci dapprima il lato lungo, utilizzando il filo lasciato all’inizio. Chiudi con una cucitura invisibile — come illustrato qui sotto — e intreccia la codina di filo che avanza, per fermarla.
    Chiudi anche i rimanenti due lati, utilizzando l’altro pezzo di filo. Se vuoi fare anche l’asola, prima di intrecciare l’avanzo della seconda codina (un po’ più lungo), con un uncinetto esegui una catenella doppia.

conetti in cartone riciclato e lana vintage

Prima di Natale, Ester mi ha regalato una quintalata di lana finissima in matasse, recuperata a sua volta da un giro di sferruzzatrici che hanno rilevato l’eredità di una designer, purtroppo a me ancora sconosciuta. Spero prima o poi di scoprirne il nome. Intanto, nel filato ho trovato delle etichette che ne tracciano la provenienza — famiglia Zegna, dunque Biellese e Valsesia, Piemonte — e lo datano nella seconda metà del 1960. Il titolo di tutte le matasse, sottilissimo, corrisponde in media al 2/36-2/48-1/25.

Dunque, perché non autocostruirmi dei conetti da utilizzare col mio roccatore a manovella, per smatassare quei 9-10 kg di filato e poterlo usare a 3, 4 o 5 fili? Farli è molto semplice, basta avere un taglierino, una forbice e una graffettatrice (a punti un po’ larghi). E del nastro adesivo.

  • scarica e stampa il pdf allegato qui sotto, in scala 1:1 su un foglio A4.
  • ritaglia lungo i bordi neri e appunta con lo scotch i tre ‘modelli’ di carta sul cartone (se ricicli le confezioni ad esempio di cereali, birra, ecc, è l’ideale).
  • taglia i tre pezzi definitivi dal cartone, utilizzando un cutter affilato e le forbici.
  • ora assembla i pezzi ottenuti, cominciando a curvare la parte con i dentini e richiudendola sulla linguetta con la graffettatrice.
  • inserisci il cerchio grande, quello col buco, e fissalo con la graffettatrice ai ‘dentini’ (ripiegati all’infuori), a formare la base del cono.
  • infine inserisci il cerchio piccolo di rinforzo all’interno, a mo’ di tappo, all’altezza circa della linea tratteggiata (fin dove si incastra): questo passaggio è più pratico se infili prima il conetto nel porta-cono del roccatore.
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come aprire il carrello di una Silver (SK-328)

Pubblico questo tutorial in fretta e furia, per aiutare Paola V. che ha bisogno di aprire il suo carrello modello Silver Reed SK700 (le equivalenti di Necchi, Empisal, Knitmaster, Singer, eccetera, come mi piace sempre ricordare).


1. per prima cosa svita i perni ed estrai la maniglia di plastica. Poi svita e togli le due viti del frontalino di plastica superiore (non in tutti i modelli la scocca è divisa in due parti, ma tant’è, se ci sono queste due viti, non esitare: toglile).

2. poi svita ed estrai le due viti dietro.

3. adesso ruota la rotella della tensione sullo zero e sollevala con le mani (è inserita a pressione). Poi posiziona la leva dei punti tutta verso destra, sulla lettera F, fair-isle (in questo mio carrello le scritte sono in giapponese… sempre più avvincente!) ed estrai tutti e due i pezzi, parte tonda di metallo e scocca di plastica.

3. per togliere anche la seconda parte della scocca di plastica, devi girare sottosopra il carrello e premere delicatamente i lati verso l’interno, in corrispondenza di quei due piedini di plastica indicati dalla freccia: se ne sganci uno, viene via tutta la scocca.

Adesso puoi ammirare l’interno del carrello in tutto il suo splendore: troverai sicuramente della simpatica lanuggine, mista a polvere e grasso. Se vedi che è abbastanza pulito, conviene tenere il suo grasso originale, il più possibile. In caso contrario, fai una pulizia aiutandoti con pinzette e straccetti (in carta o in panno da lavare e riutilizzare, cercando di evitare troppi strumentini usa-e-getta). Nei meccanismi di metallo io uso l’olio per le macchine Singer, qualche goccia: mi sono sempre trovata bene e ho notato che pulisce anche il grasso più sporco e indurito, senza creare problemi nel tempo.

Se guardi bene, il mio carrello montava nella parte sinistra un tamburo di un altro modello Silver, esattamente di una 360, come ho potuto verificare in seguito: questo pezzo, messo lì da un precedente riparatore a me sconosciuto (sennò gliene avrei dette volentieri quattro), causava il blocco del carrello, al momento di attivare la camma per il lettore schede (ovvero: levette laterali in ▼). Difatti il blocco avveniva solo sul lato sinistro.

Ancora una volta sono riuscita a risolvere il problema chiedendo aiuto in un gruppo FB inglese molto attivo, trovando una signora che vende pezzi di ricambio: ho potuto così acquistare un carrello di una SK-326 e sostituire tutto il tamburo. Spendendo una cifra contenuta: occhio solo alle spese di spedizione e tasse doganali esagerate (tante grazie Brexit!). Adesso però il carrello scorre liscio come l’olio.

Per richiudere il carrello procedi a ritroso, come sempre: scocca di plastica, viti, eccetera.. ma quando arrivi all’inserimento della rotella di tensione nella sua sede di metallo, presta attenzione nel far combaciare la fessura col perno indicato dalla freccia. Controlla che tutto si incastri e poi fai un po’ di pressione. Riavvita la maniglia ed… eccofatto.

corso di DigitalKnitting 1-2 febbraio 2020

sabato 1 e domenica 2 febbraio 2020 · Milano · presso Otolab (zona Villapizzone)
ritornano a grande richiesta i corsi Digital knitting!
Il programma è lo stesso: 8 ore suddivise in due giornate, in cui si impara a disegnare in digitale pattern per la maglia/maglieria e a smacchinarli sulle mie Brother hackerate. Si parte dalle basi del programma opensource Gimp, per scoprire tutti i trucchi per piegarlo ai nostri scopi: creare mondi maglifici in lana : ) Cambierà l’impostazione della seconda giornata, quella degli smacchinamenti, avendo aumentato il numero di macchine elettroniche a disposizione dei partecipanti. Ci sarà da divertirsi.
Per iscrizioni scrivimi a info@ratatatata.it
Ti risponderò con tutte le informazioni più dettagliate.
Intanto visita la pagina www.ratatatata.it/corsi-workshop

sostituire i gommini di fine-corsa di una SilverReed SK328 (circa 1974)

Si notano poco, ma ci sono e hanno una funzione ben precisa: i gommini di fine-corsa aiutano il carrello a rientrare nei ranghi del letto degli aghi, senza intoppi. Perciò, se adesso li hai mezzi sbriciolati, o sbriciolati del tutto (quella gomma a quest’ora avrà subìto inevitabilmente le ingiurie del tempo), fai bene a comprarne di nuovi e a sostituirli.

Io li ho acquistati in coppia su Aliexpress, cercando in rete side racks spare parts Silver Reed knitting machine. Dopo circa due settimane sono arrivati imbustati dalla Cina (con furore e spendendo pochi euro).

per inserirli nella macchina fai così

  1. estrai delicatamente la parte superiore della scocca di plastica, svitando le quattro viti che bloccano i tre moduli: una di esse si trova all’interno del vano porta-accessori

2. prima di sollevare i moduli di plastica, ricorda di togliere i due tappini delle levette del lettore schede e le tre manopole del knit reader: è sufficiente fare leva con un cacciavite piatto

3. adesso puoi ripulire i residui di gomma sbriciolata e inserire i gommini nuovi: nel lato sinistro…

4. … e nel lato destro. Osservali bene per posizionarli nel modo corretto: fai un po’ di pressione per incastrare i due pallini di gomma nell’incavo della piastra di metallo, bene fino in fondo.

5. Richiudi la scocca di plastica procedendo a ritroso (non prima di aver fatto un po’ di pulizia profonda, s’intende).

Naturalmente il metodo ha funzionato anche per gli altri modelli SilverReed (Empisal/Necchi/eccetera) che ho riparato e usato, come le due Necchi 360, in cui cambia leggermente la posizione delle viti per sollevare la scocca, ma il succo è lo stesso. Fortunatamente i gommini sono uguali per le macchine standard (passo 4.5) e bulky/chunky (passo 9), mentre c’è differenza solo nelle macchine a finezza sottile (passo 3.5/3.6).

Nella Empisal Knitmaster 321 non c’è nemmeno bisogno di aprire la scocca, perché i gommini rimangono esterni. Ogni tanto una gioia.

DigitalFashion community night · 3 dicembre 2019

ph courtesy Sartoria Giuseppe Lavore

Dopo la prima serata di inaugurazione del mese scorso, la nostra prossima community night sarà la prima vera in stile ‘community’ classico: abbiamo il piacere di ospitare Luca Lavore da Palermo, per conoscere nei dettagli la storia della sartoria del padre Giuseppe Lavore, esperto modellista e capostipite dell’azienda famigliare.

Inoltre presenteremo un interessante concorso che mira a valorizzare nuovi talenti nel settore moda & digital fabrication: il Digital Made for young fashion talents – seconda edizione. L’opportunità è quella di far sfilare a Roma il proprio progetto, nell’ambito della rassegna Altaroma. Più altri premi e cotillon che scopriremo assieme.

Ci vediamo stasera!

dove: WeMake makerspace (mappa)
MM1 Gorla, via Stefanardo da Vimercate 27/5, 20128 Milano
quando: martedì 3 Dicembre 2019, dalle 19:30 alle 21:00
registrazione gratuita: Eventbrite 

*in particolare per cibi e bevande, portate ciò che vorreste trovare ; )