mappa delle macchine ‘moderne’ domestiche

nel tentativo di fare un po’ di chiarezza nel dedalo dei marchi più venduti (e distribuiti) al mondo: li ho suddivisi nelle aree geografiche in cui furono prodotti (principalmente Giappone ed Europa), con le varianti dei nomi dei diversi distributori.

Tutti i marchi, sviluppando il proprio sistema meccanico-tecnologico, hanno determinato uno stile strettamente collegato al proprio nome: così, come le giapponesi Brother sono diverse dalle giapponesi Silver Reed e Toyota, le europee Passap sono diverse dalle europee Superba e Bond, e così via. Nome e tecnologia andavano a braccetto, finché, alla fine della loro esistenza commerciale, capitava che i marchi cedessero le rimanenze di produzione ad altri distributori, mescolando in questo modo tipologie e brand. Per questo motivo non è difficile ritrovare dei modelli particolari di Toyota con tecnologia Silver Reed, o il modello Passap F200 con tecnologia Corona, solo per fare due esempi.

Una menzione speciale va alle Silver Reed, le uniche rimaste in produzione fino al 2011, principalmente per il mercato del Regno Unito: leggi la storia nella pagina wiki dell’azienda giapponese, la Silver Seiko ltd (tradotta in italiano con Google-translate). Dopo il 2011 l’azienda fu venduta e la produzione trasferita in Cina, dove continua tutt’oggi.

Ringrazio le agguerritissime maglieriste del gruppo Fb Machine Knitting che hanno contribuito alla compilazione della mappa con le loro testimonianze dirette.

Aggiungo qualche altra risorsa online:
Machine Knitting etc, Knitting machine museum, Passap E8000, Juki-Singer-Leimar, Erka

Empisal Knitmaster 321 (1970) · distributore italiano Vigorelli

digital fashion community · 5 novembre 2019

Il 5 novembre alle 19 inauguriamo la nuova community night di WeMake dedicata al mondo della moda, della tecnologia e delle sperimentazioni, che si terrà ogni primo martedì del mese.

Programma della serata

  • Intro music con consolle DIY – DART / Massimiliano Marchese
  • Intro alla community di digital fashion / Claudia Scarpa e Sara Savian
  • Showcase dei progetti dell’ultima classe di Digital Fashion Making + tavola rotonda
  • Presentazione progetto EU DeFINE per il fashion tech / Chiara Di Lodovico del Politecnico di Milano
  • Exit music con DART e chiacchiere

Ti aspettiamo a WeMake martedì 5 novembre alle 19!

Per maggiori info e registrazione: Eventbrite  (registratevi che così sappiamo quante bollicine prendere!!!)
la serata è gratuita come tutte le community night di WeMake.
Evento facebook

non buttare, aggiusta! …

… è il motto dell’Instagram Riusiamo del mio amico Maox Occoffer, che del riciclo creativo ne ha fatto un vero e proprio stile di vita. Siccome è anche un bravo disegnatore 3D, appena ha acquistato la sua fidata stampante Prusa, gli ho chiesto di ricostruirmi il tasto di plastica delle coste perlate di un carrello Brother (arrivato a me già rotto).

Questo è il risultato… perfetto direi, sia per la forma che per il funzionamento:

Per aggiustarlo ho dovuto per prima cosa aprire il carrello: lo si fa svitando le quattro viti d’ottone che si trovano ai lati della parte inferiore (vedi la foto con le frecce)

Dopodiché ho sfilato delicatamente la rondella di metallo autobloccante del pulsante, facendo molta attenzione a non spanare il perno di plastica in cui è incastrata (vedi foto sottostante con la freccia)

Infine ho sostituito il tasto con quello nuovo fresco di stampa, bloccandolo dinuovo con la sua rondella autobloccante. Ho richiuso bene il tutto, non prima di aver verificato che la leva del tasto fosse incastrata correttamente nel meccanismo del carrello che fa muovere la camma delle coste perlate. Et voilà!

Clicca su questo link per scaricare gratuitamente il file in formato .stl dalla piattaforma Thingiverse, dove Maox lo ha caricato per condividerlo con chi ne ha bisogno!

disegno del tasto con le misure

nuova creatura

The Pusher, nata da un filo di Denim Jeans made in Valsesia (Terra Santa), tinto indaco, un po’ smacchinato, un po’ sferruzzato e cucito rigorosamente a mano (foto infime da cellulare ma pazienza). È anche il primo vero progetto uscito dalla mia nuova Brother KH270 per filati bulky/chunky. (Cin cin!)

rigenerare la barra premiaghi

Durante le lavorazioni jacquard e lace (traforato) gli aghi della prima frontura, oltre a muoversi in avanti e indietro al passaggio del carrello, oscillano anche in alto e basso, in senso verticale: questo movimento alto-basso è dovuto alla presenza della gommapiuma sulla barra premiaghi, senza la quale risulterebbe quasi impossibile — o comunque a rischio di rottura del carrello e degli aghi stessi — anche solo far scorrere i carrelli attraverso gli aghi in lavorazione (in posizione B e D).

Quando la macchina viene chiusa e tenuta ferma sarebbe bene estrarre la barra dalla sua sede per conservarla a parte, in modo da mantenere la gommapiuma soffice e intatta a lungo nel tempo.

Ma se siete al punto di dover rimettere in funzione una macchina non revisionata di recente, con la barra ancora inserita all’interno del letto degli aghi, allora dovrete sicuramente:
soluzione 1 · acquistare una barra nuova cercando in rete ‘Sponge bar replacement for Brother — il nome/modello esatto della vostra macchina — knitting machine‘, aspettare una o più settimane e infine sostituirla; soluzione 2 · procurarvi un paio di materiali dal ferramenta e in merceria per rigenerarla con le vostre mani, spendendo pochi euro e impiegando poco tempo. Con un po’ di metodo si riesce ad ottenere ottime barre premiaghi, pari a quelle nuove. In rete trovate anche dei kit con la gommapiuma già telata e/o le due clip di plastica terminali, ma sapete che vi dico? Io faccio molto prima a rigenerarle completamente, avendo in casa già tutto l’occorrente per altre barre finché campo. Ecco come faccio:

occorrente

  • paraspifferi in gommapiuma alto 10 mm e spesso 5 mm: la spugna non deve essere del tipo denso in neoprene, altrimenti la barra non scorre attraverso il letto degli aghi (in ogni caso lo trovi dal ferramenta in rotoli)
  • un pezzo di teletta di cotone medio-fine termoadesiva (il rinforzo che si compra in merceria), alta almeno circa 110 cm
  • taglierino circolare per tessuto (da usare col tappetino da taglio); in mancanza del taglierino circolare puoi usare un paio di forbici per tessuto
  • un ferro da stiro
  • alcool denaturato
  • cacciavite piatto
  • un taglierino
  • una riga (meglio se di metallo)
  • due pezzettini di scotch

procedimento

1 · spingi in fuori la barra dalla sua sede, aiutandoti con un cacciavite piatto e una pinza; taglia alle due estremità la tela che riveste la gommapiuma esausta

2 · raschia ogni residuo della vecchia gommapiuma dalla barra di metallo aiutandoti con un cacciavite piatto (meglio, se lo hai, un raschietto in plastica per non rovinare il metallo) e un solvente tipo alcool denaturato: pulisci bene e asciuga la barra

3 · applica due strati di paraspifferi lungo l’incavo della barra, uno sopra l’altro

4 · taglia una striscia di teletta termoadesiva, alta 10 mm e più lunga della barra di 6 cm, usando un taglierino circolare e una riga, per ottenere una striscia molto precisa; se non hai il taglierino circolare (e il tappetino da taglio), puoi tracciare un segno sulla tela e tagliarla con una forbice affilata per tessuto

5 · applica la tela sulla gommapiuma e fissala bene con un ferro da stiro a temperatura media, senza schiacciare (per non deformare la gommapiuma); lascia alle due estremità un pezzo di 3 cm di tela in più da ripiegare dietro

6 · fissa ben stretto il lembo della tela alla barra con dello scotch

7 · inserisci la ‘come nuova’ barra nella sua fessura, pressando gli aghi col pettine seleziona-aghi in modo da far scorrere la barra sopra agli aghi stessi, fino in fondo. Et voilà, buon smacchinamento!

i nomi italiani delle Brother

La giapponese Brother, prima di chiudere i battenti della maglieria nel 1999, ha prodotto e distribuito in tutto il mondo le sue macchine domestiche, con picchi eccezionali di vendite soprattutto nella decade 1980-’90. In Italia, per una qualche ‘fantasiosa’ strategia marketing del distributore Defendi, alcuni di questi modelli sono stati venduti con nomi diversi dall’originale, il quale consisteva in un codice alfa numerico che ancora adesso ci aiuta a distinguerle nella giungla del fiorente mercato del seconda mano.
Grazie ad alcune preziose risorse in rete, come la tabella di Daisyknits , la nuova pagina wiki Machineknitting.fandom o la lista di XenaKnits, e grazie ad alcuni confronti effettuati fra gli/le utenti di alcuni gruppi Facebook dedicati, mi è stato possibile finalmente risalire a questi codici originali:

Legenda
la sigla KH si riferisce alle prime fronture, le macchine vere e proprie, dotate di custodia, accessori base come un tendifilo, un carrello del traforato (eccetto in alcuni modelli venduti a prezzi più contenuti), un cast-on comb ed altri strumenti come questi della mia KH910; con KR si intendono le seconde fronture (in inglese ribbers) concepite come accessori vendibili a parte; con KG, i garter carriage, in Italia rinominati Modamatic, appunto.

Ogni ulteriore testimonianza personale a riguardo è bene accetta: lascia un commento qui oppure scrivimi a info@ratatatata.it, allegando qualche foto del carrello, dei manuali e/o altra documentazione utile. Grazie.

Primamore · KH836
no carrello Lace · no selezione automatica dell’ago per single motif · compatibilità con KG88 · anno 1986

Gioia
· KH868
a schede · compatibile con tutti i KG · con tasto MC (fairisle) singolo · 1990

Arianna · KH260
finezza 3 (9 mm) · schede perforate da 24 punti · 114 aghi · KR260 con lili buttons e 110 aghi

KM2000 · KH860
colore arancione · schede perforate · 1986

KM3000 · KH891
colore arancione · schede · knitleader mylar · 1987

Defendi 9000 · KH900 · Electroknit
schemi ripetuti da 24 punti · porta lettore PPD · 50 schemi in memoria

Lady D · KH910 · Electroknit ·
schede mylar 60 punti · no porta PPD · versione ‘battery’ con 2 pile stilo e versione ‘modified’ senza pile · 1980-87

First Lady · KH930 · Electroknit · Topical 3
porta PPD · 555 disegni in memoria · 1986-89

First Lady-S · KH940 · Electroknit · Topical 3
porta PPD · 555 disegni in memoria · con più memoria riscrivibile rispetto alla 930 · 1989-92

KR Lem e KR 1000 · KR850
sono le seconde fronture corrispondenti ai KR850, con le manopole lili

I nomi dei seguenti modelli potrebbero invece essere stati concepiti da distributori di altri paesi:

Paliè · KH871 · KH881 · KH891 · KH894
versioni molto diffuse anche in Italia · a schede perforate

Elyt · KH893

Eleganza · E
varianti di macchine e accessori in colore celeste al cui codice è stata aggiunta la lettera E (per Eleganza), in occasione del 35° anniversario della loro produzione. A parte il colore, la tecnologia è identica ai modelli a cui si riferisce.

facili ma importanti interventi di manutenzione sul carrello principale · brother KH910

Per sbloccare i meccanismi induriti del carrello spesso è sufficiente passare un po’ di aria calda di phon nei punti difettosi, in modo da sciogliere il vecchio grasso impastato; altre volte invece è necessario aprire il carrello per pulire più in profondità. Procedi allora in questo modo:


1. togli le due viti che fissano la copertura in plastica alla base metallica (vedi freccia).

le due viti sono uguali e speculari, una a destra e l’altra a sinistra del carrello

2. Ribalta il carrello e togli la maniglia svitando le due viti che la fissano al carrello.

3. Posiziona la rotella al massimo della tensione, cioè tre scatti oltre allo zero: con questo accorgimento sarà più semplice ricordare come rimontarla (non aver paura di ‘sfalsare’ la tacca arancione perché l’incavo nella piastrina nera di fissaggio, su cui si incastra il tappo, farà da guida); quindi solleva il tappo con un cacciavite piatto, togli la vite e la piastrina nera di fissaggio; estrai anche la rotella di plastica.

4. Solleva la copertura del carrello, facendo attenzione ai tre pezzi di plastica, che a questo punto sono solo appoggiati: osservali bene per poterli rimettere poi al loro posto nel modo corretto, dopodiché toglili.

5. A questo punto è possibile fare una pulizia più che soddisfacente, senza dover smontare ulteriori pezzi, il cui ripristino richiederebbe molta accuratezza e confidenza con i meccanismi. Intanto puoi eliminare lo sporco di grasso misto a lanuggine e polvere — il tuo nemico più caro — che sicuramente si annida lì sotto.

6. Quindi, dopo aver pulito e oliato tutto per bene, per riassemblare tutti gli elementi smontati non rimane che procedere a ritroso: in ultimo inserisci la rotella di tensione e assicurati che sia oltre lo zero, fin dove si blocca, poi girala di tre scatti in senso orario; fai combaciare l’incavo della piastra nera di fisaggio con lo zero e avvitala; inserisci il tappo e verifica che la tacca arancione combaci perfettamente con lo zero nella rotella, altrimenti ripeti questi ultimi passaggi per sistemarla. Controlla che tutto sia in ordine (soprattutto di non aver avanzato viti) e rimonta il carrello sul letto degli aghi.

Arrivando alle magagne specifiche del mio carrello, forse ti sarà utile sapere anche come ho sbloccato il perno che permette il ritorno degli aghi dalla posizione E (sospensione/hold) alla B (lavoro/work): semplicemente ho cercato di insinuare in tutti i modi dell’olio (quello delle macchine per cucire, uso sempre quello) nel punto indicato dalla freccia e dunque smanettando la levetta nera su e giù finché si è liberata.

Inoltre, ruotando la manopola KC-KCII ho potuto rilevare un secondo intoppo, responsabile, come ho verificato in seguito, del blocco improvviso degli aghi in posizione D (seccatura ben più importante rispetto alla precedente): avantaggiata dall’avere il carrello aperto, sono riuscita spazzolare e oliare la parte indurita, sia dal lato basso che dall’alto.

la levetta vista dai due lati del carrello

Non paga, ho tolto il pezzo che copre la levetta svitando la vite affianco (indicata dalla freccia più piccola); questa operazione non rappresenta un rischio per la stabilità del carrello perché la parte sottostante rimane comunque fissata al suo posto: semplicemente il perno della levetta difettosa acquista più gioco, in modo da permettere l’oliatura e lo sbloccaggio definitivi. Rimontato tutto al suo posto, adesso il carrello è come nuovo, pronto per essere adoperato sfruttando appieno tutte le sue funzioni.

esorcismi

Se Dio è nei particolari, Belzebù si annida sicuramente all’interno di una macchina da maglieria usata, sottoforma di mucchietti di lanuggine e polvere, misti a grasso di macchina. Eliminare questa roba diventa dunque un’operazione necessaria al buon funzionamento della macchina, soprattutto quando la macchina è stata ferma per anni (talvolta anche per 20 o 30) e tocca a Te rimetterla in funzione.

Qui di seguito ho raccolto qualche foto di tre delle macchine che mi è capitato di sistemare in questi ultimi 7 anni (vedi lista in fondo), cominciando dall’ultima, una Brother Electroknit KH910: a parte la gommapiuma della barra premiaghi allegramente sbriciolata dappertutto (sicuramente l’originale degli anni ’80), la barra stessa e parte degli aghi arrugginiti, la tempestiva bruciatura del condensatore e qualche residuo di lana sparso qua e là, la macchina era in buone condizioni, quasi mai usata.

Una volta estratto quel che rimaneva della barra premiaghi, per pulire il tutto ho usato: un’aspirapolvere, estirpando il grosso; delle pinzette, per agire nel particolare; uno spazzolino e un panno, per pulire le parti metalliche; un panno diverso per la scocca in plastica; della carta abrasiva media e fine, per togliere la ruggine dalla barra premiaghi e dagli aghi stessi.
In quanto a prodotti mi sono affidata all’olio delle macchine per cucire, per le parti metalliche; ad un detergente di tipo ‘marsiglia liquido’, per la plastica; alcool (solo sulla barra!), per togliere lo schifo appiccicoso della gommapiuma sbriciolata. Qualcuno consiglia un bagno di petrolio bianco o acquaragia per sgrassare gli aghi, ma il mio problema era la ruggine (poca per fortuna), perciò ho preferito l’azione meccanica della carta abrasiva fine e una passata su ogni singolo ago (in ginocchio sui ceci) di olio, sempre lo stesso già citato.

Per rigenerare la barra premiaghi ho seguito questo metodo, avendo già tutto il materiale necessario in casa: il provvidenziale rotolo di paraspifferi e la teletta termoadesiva (si trova in merceria per pochi euro al metro), tagliata precedentemente in una strisciolina lunga circa 110 cm e larga 1 cm. Un giorno magari scriverò un post ad hoc, che merita sempre.

Pulire l’abbassatore del carrello è cosa semplice, se ci si preoccupa di smontare una spazzola alla volta, in modo da avere sempre l’altra avvitata al suo posto, come esempio da seguire per rimontare tutto correttamente. Un altro trucco è scattare delle foto per ricordarsi la posizione delle parti che si stanno svitando. Meglio di qualsiasi manuale.

[ Aggiornamento: per sapere come pulire il carrello principale leggi questo articolo ]

Il passaggio successivo riguarda l’apertura e pulitura della sede dei circuiti: anche questa è un’operazione abbastanza semplice, facilitata dall’intuitivo e pratico design giapponese di queste macchine. Si deve dunque svitare le quattro viti sopra alla macchina (vedi frecce), togliere le tre coperture di plastica cominciando da quella destra, poi quella centrale e infine la terza a sinistra (dove risiede la scheda madre), disincastrando i cavi e scollegando i pin: non ci si può sbagliare nel ricollegarli perché sono tutti diversi l’uno dall’altro e comunque etichettati.

Durante questa fase della pulizia, già che sei lì (con le mani in pasta nei meandri più remoti della macchina), puoi pensare di effettuare la sostituzione dei due vecchi condensatori dell’alimentazione, anche se integri: l’eventualità della bruciatura ho imparato ad affrontarla come una delle rare certezze della vita, perciò tanto vale prepararsi e farlo subito.

La macchina adesso è come nuova, pronta per le modifiche con la F maiuscola, ovvero l’Ayab (ne scriverò).

Segue la testimonianza fotografica di altre macchine che ho smontato più o meno a fondo: una menzione speciale va alla Necchi-360 qui sotto, i cui gommini originali di fine corsa della prima frontura (i componenti grigi immortalati nell’ultima foto) ci arrivano dagli anni ’80 belli sbriciolati; niente paura, sono facilmente reperibili online, cercando Spare part side rack for Silver Reed knitting machine: ‘Necchi’ (talvolta ‘Vigorelli’), era il marchio commerciale italiano delle giapponesi SilverReed. Di questa famiglia di macchine conoscevo già, per averle smontate e rimontate, la Empisal 321 di mia mamma e una Necchi 260 recuperata per il SerpicaLab (associazione culturale).

Signore e signori, in ultimo (per farla breve), la Brother KH840 a schede perforate: lei è arrivata da un mercatino delle pulci di Padova, bisognosa di una pulizia profonda, soprattutto per togliere l’odore di ‘scantinato buio e umido’ che saliva dalle parti metalliche arrugginite della scatola. Ora è un bijoux.


· Empisal knitmaster 321 (frontura singola)
· Brother 860 doppia frontura (e bobinatore elettrico)
· Necchi 260 doppia frontura
· Brother KH930 ‘First Lady’ doppia frontura
· Brother 830 doppia frontura
· Singer Memomatic
· Santagostino finezza 8 (rettilinea)
· Brother 840 frontura singola
· Brother KM2000 doppia frontura
· Juky Hi memory-Ke1200 (contribuito in parte)
· Brother KH930 ‘Topical 3’ doppia frontura
· Necchi 360/20 doppia frontura
· Brother KH910 versione ‘modified’ (contribuito in parte)
· Brother KH910 versione ‘battery’