una sciarpa lace (con video tutorial)

Il nome di questa sciarpa è Frost Flower lace shawl, di Foldi-knit. Il loro lavoro è stato, oltre all’aver disegnato il punto, la traduzione del pattern per lavoro ai ferri in un pattern per le macchine da maglieria Passap, con trasferimento manuale dei punti. Il mio, quello di tradurlo per le Brother elettroniche, usando il Dak-9 e il carrello Lace per trasferire le maglie in automatico. Il sofware consente il caricamento dello schema in simboli alla macchina (download) e il controllo del lavoro ad ogni passata di entrambi i carrelli coinvolti (interactive knitting).

Per fare questo ho impostato la macchina con il magnete originale Dak sul carrello Lace ed un secondo cubetto (molto elegante) al neodimio, sul carrello Knit (sistema che avevo già messo a punto in precedenti sperimentazioni).

Lo schema è diviso in sei sezioni, che ho riportato in un shape file (.shp) per poter gestire meglio il piazzamento dei punti. I file dei punti (.stp) li ho disegnati in maniera modulare — nella parte Stitch design del software — e corrispondono alle sei sezioni del cartamodello.

il file del cartamodello (.shp) suddiviso in sei sezioni (pieces, come li chiama il software)

Questa suddivisione favorisce il download integrato del lavoro, in modo da impegnare correttamente la memoria della macchina (Brother KH930, rinominata FirstLady in Italia) che, per ragioni di spazio, non può acquisire più di una sezione alla volta.
Inoltre mi aiuta a ricordare di cambiare settaggi alla macchina durante la diversa lavorazione dei punti: la sezione #2 prevede infatti l’ingaggio della seconda frontura, per poter lavorare le doppie colonne di punti a rovescio che il motivo presenta (nota bene: a metà sezione, al giro 168, la posizione dei punti a rovescio cambia).

Dak options: right side texture facing, start with (the Lace carriage) CAL, colour changer OFF.
Impostazione dei carrelli: dopo l’avviamento gira la manopola dei disegni su KCII (SM), perché il Dak carica alla macchina anche le righe di pattern che coinvolgono il carrello Knit.
Inoltre guarda il video per capire quando premere i tasti PART/PR e poter ottenere una sola passata di maglie lavorate anziché due, come invece avviene solitamente nel traforato sulle Brother. In pratica è Bene annullare la lavorazione quando il beccafilo è vuoto, pena il crollo definitivo delle maglie (e questo è Male).

Infine, qui di seguito puoi scaricare i file del progetto, da usare col Dak-9

un traforato intrigante

Durante questo ultimo fine settimana ho studiato un punto traforato piuttosto articolato, addocchiato nel gruppo FB di maglieria dedicato al software Dak (DesignaKnit) e di cui era noto solo lo schema per la realizzazione ai ferri.

lo schema per
la lavorazione ai ferri:
come si vede il punto
prevede due colonne
di maglie a rovescio
(la lineetta orizzontale),
che ho deciso di lavorare
manualmente con il
punzone a paletta

tratto da
Laceknittingstitches

La sfida era innanzitutto ridisegnare con Dak-9 lo schema, adattandolo al linguaggio digitale della Brother KH930, che solitamente legge disegni raster/bitmap costituiti da pixel bianchi e neri. In secondo luogo volevo testare l’interactive knitting di un disegno a pizzo. Questa interazione software-macchina è possibile attraverso un sensore posizionato sulla macchina (nel video è la scatola nera col pallino rosso), alimentato dal computer stesso tramite un cavo USB, che legge il passaggio del carrello nel momento in cui il magnete posto sul carrello sfiora il sensore.

Siccome i carrelli coinvolti nella realizzazione del punto traforato, in una Brother, sono due — il carrello L (lace), che sposta i punti da un ago all’altro e il carrello K (knit) che lavora le maglie facendo passare il filo normalmente, come per una maglia rasata — i magneti di cui avevo bisogno erano due. Ecco quindi la soluzione a questa necessità: un piccolo cubo al neodimio (che avevo già in casa da precedenti avventure maglifiche) attaccato alla levetta di metallo del carrello K, mentre il magnetic arm in alluminio, originale Dak, impiegato sul carrello L.

Tornando al disegno dello schema, ho visto che il programma è in grado di elaborare il linguaggio dei simboli — molto simili a quelli del lavoro ai ferri — trasformandoli nel numero di passaggi necessari al carrello L delle Brother. Questo calcolo avviene in automatico nel momento in cui si carica il disegno alla macchina, mentre sull’interfaccia software rimane visualizzato lo schema in simboli. Purtroppo ho potuto constatare anche che il Dak-9 non permette di disegnare due righe consecutive di simboli, cosa che nel mio schema ha creato due righe vuote in più e che il programma riconosce erroneamente come passaggi del carrello K.

Alla fine, infatti, ho dovuto passare 12 volte il carrello-L invece di 10, ignorando gli avvisi del software che mi dicevano di cambiare il carrello (in quelle due righe extra). E poi 2 volte il carrello-K, per lavorare i punti sugli aghi, come al solito nelle lavorazioni a traforato. (12L + 2K).

Dopo diversi test di punti e settaggi, ho ultimato lo schema definitivo e l’ho caricato alla macchina con le opzioni wrong side facing texture, use of colour changer off, per poter lavorare con carrello L a sinistra e il carrello K a destra, come da manuale Brother. In realtà si può tranquillamente lavorare con la posizione dei carrelli invertita, come spesso succede (anche con il Dak).

Inoltre, con la complicità di Marina Fenza (la Maga delle schede), pubblico il suo schema tradotto per schede perforate, software img2track e ayab-knitting. In realtà, mi sembra di capire, anche la maggioranza degli utenti Dak è affezionata agli schemi senza simboli e preferisce visualizzare tutti i passaggi per esteso del carrello L, lasciando solo a quest’ultimo il compito di muovere la cinghia dei disegni per selezionare e muovere gli aghi, in corrispondenza dei pixel neri. Come si fa con le schede perforate, dove il pixel nero corrisponde alla maglia da spostare.
In questo caso il magnete per l’interactive knitting si posiziona unicamente sul carrello K, con manopola disegni in NL (normal, quindi non attiva), come se eseguisse una maglia rasata. Come cartamodello infatti si utilizza una forma (shape file) senza punti integrati, ma con i cali/aumenti calcolati sulla finezza del punto caricato alla macchina. Previo campione, come recita il sacro mantra della maglieria.

aggiornamento
lo stesso schema di simboli può essere elaborato con una bulky KH270, facendo selezionare gli aghi unicamente al carrello K. Di fatto, dovendo manipolare a mano, con i punzoni, tutto il pattern (le KH270 non hanno il carrello Lace per muovere le maglie da un ago all’altro in automatico), bisogna capire fino a che punto sia conveniente utilizzare il carrello K con la cinghia disegni agganciata. E lavorare 12 giri, con i due PART premuti, solo per spostare manualmente le maglie di una riga; disattivare i PART e lavorare i due giri a rasata. Tutto questo senza farsi venire una tendinite cronica agli arti: il carrello della bulkina è molto più pesante di quello delle macchine standard, non vi è dubbio.

Dopo alcuni test ho affinato anche lo schema definitivo per la KH270, in modo da selezionare gli aghi interessati alla manipolazione manuale tutti in una sola passata di carrello: con un punzone da 5 ho mosso le tre maglie della rete, con il punzone da 1/3 le tre maglie delle ‘onde’ e, in ultimo, con il punzone a paletta ho lavorato le colonne a rovescio. Il cambio di colore serve in realtà a ricordarmi di cambiare direzione degli spostamenti.

Dragonfly stitch (versione fair isle)

In questo video mostro come faccio il punto Dragonfly di Diana Sullivan, in versione fair isle. In realtà non c’è bisogno nemmeno di una scheda perforata, essendo questo punto completamente manuale. Si dovrà semplicemente settare il carrello per il fair isle (tasto MC sulle Brother) e inserire il filo di contrasto nel secondo beccafilo.

Si lavora portando i fili flottanti di fondo (nel mio caso sono i bianchi) sul dritto del lavoro, con l’aiuto di un punzone a 5 crune. Lo si fa ad ogni giro, tirando poi gli stessi aghi in fuori (in posizione E/D), in modo che possano catturare il filato di contrasto (nel mio caso è verde) anche al giro successivo. Al quarto giro si raccolgono, con un punzone singolo, tutti e quattro i fili flottanti e si appoggiano sul terzo ago in mezzo alla colonna. Sia nella parte davanti del lavoro che dietro. Ed è qui che il mio video comincia.

Aggiungo il link alla versione di Juli knit, da cui ho tratto ispirazione, che utilizza la seconda frontura e le maglie passate per creare due livelli interconnessi, dritto-rovescio.
Sempre per completezza segnalo anche il blog post di Alessandrina Costa e il video tutorial di Diana Sullivan, che lavora il punto ad un colore.

il maglione oggetto di studio di Juli Knit

aggiornamento
a seguito dell’interesse suscitato da questo punto, soprattutto nel gruppo Machine Knitting di facebook, ho deciso di provare un altro metodo, che ho chiamato ‘a maglie passate’ (slip stitches): ho caricato uno schema alla macchina con modulo 10 punti x 4 giri (purtroppo non è adatto alle schede perforate standard da 24 punti), per automatizzare alcuni passaggi. In questa versione infatti si lavora un filato alla volta per quattro giri di seguito e si manipolano i quattro fili flottanti tutti in una volta, al quarto giro, passandoli al di là del lavoro e raccogliendoli sull’ago in un unico movimento.

Sulla carta sembrerebbe un bel vantaggio ma a dir la verità ho trovato molto scomodo lavorare con il carrello agganciato alla cintura dei disegni (uso una Brother elettronica) e poi cambiare il filo ogni quattro giri. Riproverò con più calma, più concentrata sul lavoro anziché sul tutorial in corso.

Scarica il PDF con le istruzioni scritte della seconda versione qui sotto (c’è sia il testo in italiano, sia una traduzione in inglese):

Loader Loading…
EAD Logo Taking too long?

Reload Reload document
| Open Open in new tab

scarica/download [251.87 KB]

Jacquard a tre colori, come lo feci

Si tratta della lavorazione jacquard a tre colori con la Brother KH270, usando il sistema Dak9 (DesignAknit nona versione completa) per il download, il trasferimento digitale del disegno dal computer alla macchina, e per l’interactive knitting: due processi che il Dak elabora separatamente, per dotare anche le macchine non-elettroniche — le meccaniche, con o senza il lettore a schede perforate — di un sistema che possa in ogni caso leggere i passaggi del carrello, permettendo ugualmente una certa interazione con il software attivo sul computer. Questo ultimo passaggio, l’interactive knitting, avviene attraverso un magnete al neodimio posizionato sul carrello principale (il braccio in alluminio) ed un sensore attaccato nel centro della macchina, alimentato dal computer: è lo scatolino nero con un cerchio rosso che si intravvede nel video. Il sensore leggerà il magnete ad ogni passaggio di carrello, consentendo al software di indicare il punto esatto in cui ti trovi e le conseguenti operazioni manuali da fare — aumenti, diminuzioni, ripresa delle maglie, chiusure, avviamenti, eccetera — oltre al colore del filato in uso. Il download invece è riservato alle macchine elettroniche che abbiano della memoria libera disponibile in cui scaricare i disegni digitali generati dal software, come la KH270 appunto.

In più, nel video si capisce come ottenere manualmente l’effetto bird’s eye nel retro del lavoro: nella maggior parte delle Brother standard questa modalità di lavorazione avviene automaticamente attivando le due manopoline del carrello secondario, i lili buttons, opzione che le ribber delle macchine bulky, le KR260, non hanno. Per compensare questa mancanza si può impostare normalmente i carrelli come per il doppio jacquard a due colori (i due PART/PR attivi in entrambi i carrelli, il carrello principale impostato per il single motif e la leva di tensione in posizione II ) e attivare gli aghi della ribber sollevandoli in posizione E col pettine a scarto 1/1 (un ago sì e uno no) ad ogni giro, in maniera alternata: all’andata sollevo gli aghi pari, al ritorno gli aghi dispari.

Se dimenticassi di spostare gli aghi in E, il filo non verrebbe lavorato, saltando tutta la fila della seconda frontura, a causa dell’azione dei due tasti PR alzati. All’inizio può sembrare tedioso all’inverosimile ma, dopo aver fatto la consueta pratica (facendo e disfando come al solito), scatterà un certo automatismo nei movimenti, tipico dei lavori ripetitivi di pazienza, a giovamento delle maglie sul davanti che risulteranno uniformi e ben distribuite. A mio avviso ne vale la pena.

impostazione dei carrelli KH270/KR260 per il doppio jacquard

mappa delle macchine ‘moderne’ domestiche

nel tentativo di fare un po’ di chiarezza: ho suddiviso i marchi più venduti al mondo nelle aree geografiche in cui furono prodotti (principalmente Giappone ed Europa), con le varianti dei nomi dei diversi distributori.

Tutti i marchi, sviluppando il proprio sistema meccanico-tecnologico, hanno determinato uno stile strettamente collegato al proprio nome: così, come le giapponesi Brother sono diverse dalle giapponesi Silver Reed e Toyota, le europee Passap sono diverse dalle europee Superba e Bond, e così via. Nome e tecnologia andavano a braccetto, finché, alla fine della loro esistenza commerciale, capitava che i marchi cedessero le rimanenze di produzione ad altri distributori, mescolando in questo modo tipologie e brand. Per questo motivo non è difficile ritrovare dei modelli particolari di Toyota con tecnologia Silver Reed, o il modello Passap F200 con tecnologia Corona, solo per fare due esempi.

Una menzione speciale va alle Silver Reed, le uniche rimaste in produzione fino al 2011, principalmente per il mercato del Regno Unito: leggi la storia nella pagina wiki dell’azienda giapponese, la Silver Seiko ltd (tradotta in italiano con Google-translate). Dopo il 2011 l’azienda fu venduta e la produzione trasferita in Cina, dove continua tutt’oggi.

Ringrazio le agguerritissime maglieriste del gruppo Facebook Machine Knitting, che hanno contribuito alla compilazione della mappa con le loro testimonianze dirette.

Aggiungo qualche altra risorsa online:
Machine Knitting etc, Knitting machine museum, Passap E8000, Phildar aka Superba/White BigPhil, Juki-Singer-Leimar, Erka, Hamanaka garter stich machine (video)

Empisal Knitmaster 321 (1970) · distributore italiano Vigorelli

i nomi italiani delle Brother

La giapponese Brother, prima di chiudere i battenti della maglieria nel 1999, ha prodotto e distribuito in tutto il mondo le sue macchine domestiche, con picchi eccezionali di vendite soprattutto nella decade 1980-’90. In Italia, per una qualche ‘fantasiosa’ strategia marketing del distributore Defendi, alcuni di questi modelli sono stati venduti con nomi diversi dall’originale, il quale consisteva in un codice alfa numerico che ancora adesso ci aiuta a distinguerle nella giungla del fiorente mercato del seconda mano.
Grazie ad alcune preziose risorse in rete, come la tabella di Daisyknits , la nuova pagina wiki Machineknitting.fandom o la lista di XenaKnits, e grazie ad alcuni confronti effettuati fra gli/le utenti di alcuni gruppi Facebook dedicati, mi è stato possibile finalmente risalire a questi codici originali:

Legenda
la sigla KH si riferisce alle prime fronture, le macchine vere e proprie, dotate di custodia, accessori base come un tendifilo, un carrello del traforato (eccetto in alcuni modelli venduti a prezzi più contenuti), un cast-on comb ed altri strumenti come questi della mia KH910; con KR si intendono le seconde fronture (in inglese ribbers) concepite come accessori vendibili a parte; con KG, i garter carriage, in Italia rinominati Modamatic, appunto.

Ogni ulteriore testimonianza personale a riguardo è bene accetta: lascia un commento qui oppure scrivimi a info@ratatatata.it, allegando qualche foto del carrello, dei manuali e/o altra documentazione utile. Grazie.

Primamore · KH836
carrello Lace assente · schede perforate · opzione single motif assente · compatibilità con KG88 · anno 1986

Gioia
· KH868
schede perforate · compatibile con tutti i KG · con tasto MC (fairisle) singolo · 1990

Arianna · KH260
bulky/chunky gauge (9 mm) · scocca arancione · schede perforate standard da 24 punti · 114 aghi, compatibile con KR260 a 110 aghi

KM2000 · KH860
colore arancione · schede perforate · 1986

KM3000 · KH891
colore arancione · schede perforate · knitleader mylar · 1987 · in Italia era venduta assieme al Modamatic 3000 (KG88/89)

Defendi 9000 · KH900 · Electroknit
schemi ripetuti da 24 punti · porta lettore PPD · 50 schemi in memoria

Lady D · KH910 · Electroknit ·
schede mylar da 60 punti · no porta PPD · versione ‘battery’ con 2 pile stilo per alimentare la scheda madre e versione ‘modified’ senza pile · 1980-87

First Lady · KH930 · Electroknit · Topical 3
porta seriale a 8 pin per connettere il lettore disegni PPD · 550 disegni in memoria · 1986-89

First Lady-S · KH940 · Electroknit · Topical 3
uguale alla KH930 ma con più memoria libera riscrivibile · 1989-92

KR Lem e KR 1000 · KR850
sono le seconde fronture corrispondenti ai KR850, con le manopole lili nel carrello, per fare l’effetto bird’s eye nel retro della lavorazione a doppio jacquard

Paliè · KH871 · KH881 · KH891 · KH894
Paliè A II · KH893

Elyt · KH893

Eleganza · E
varianti in colore celeste di macchine e accessori, al cui codice è stata aggiunta la lettera E (per Eleganza), in occasione di un anniversario di produzione. A parte il colore, la tecnologia è identica ai modelli a cui si riferisce.