esorcismi

Se Dio è nei particolari, Belzebù si annida sicuramente all’interno di una macchina da maglieria usata, sottoforma di mucchietti di lanuggine e polvere, misti a grasso di macchina. Eliminare questa roba diventa dunque un’operazione necessaria al buon funzionamento della macchina, soprattutto quando la macchina è stata ferma per anni (talvolta anche per 20 o 30) e tocca a Te rimetterla in funzione.

Qui di seguito ho raccolto qualche foto di tre delle macchine che mi è capitato di sistemare in questi ultimi 7 anni (vedi lista in fondo), cominciando dall’ultima, una Brother Electroknit KH910: a parte la gommapiuma della barra premiaghi allegramente sbriciolata dappertutto (sicuramente l’originale degli anni ’80), la barra stessa e parte degli aghi arrugginiti, la tempestiva bruciatura del condensatore e qualche residuo di lana sparso qua e là, la macchina era in buone condizioni, quasi mai usata.

Una volta estratto quel che rimaneva della barra premiaghi, per pulire il tutto ho usato: un’aspirapolvere, estirpando il grosso; delle pinzette, per agire nel particolare; uno spazzolino e un panno, per pulire le parti metalliche; un panno diverso per la scocca in plastica; della carta abrasiva media e fine, per togliere la ruggine dalla barra premiaghi e dagli aghi stessi.
In quanto a prodotti mi sono affidata all’olio delle macchine per cucire, per le parti metalliche; ad un detergente di tipo ‘marsiglia liquido’, per la plastica; alcool (solo sulla barra!), per togliere lo schifo appiccicoso della gommapiuma sbriciolata. Qualcuno consiglia un bagno di petrolio bianco o acquaragia per sgrassare gli aghi, ma il mio problema era la ruggine (poca per fortuna), perciò ho preferito l’azione meccanica della carta abrasiva fine e una passata su ogni singolo ago (in ginocchio sui ceci) di olio, sempre lo stesso già citato.

Per rigenerare la barra premiaghi ho seguito questo metodo, avendo già tutto il materiale necessario in casa: il provvidenziale rotolo di paraspifferi e la teletta termoadesiva (si trova in merceria per pochi euro al metro), tagliata precedentemente in una strisciolina lunga circa 110 cm e larga 1 cm. Un giorno magari scriverò un post ad hoc, che merita sempre.

Pulire l’abbassatore del carrello è cosa semplice, se ci si preoccupa di smontare una spazzola alla volta, in modo da avere sempre l’altra avvitata al suo posto, come esempio da seguire per rimontare tutto correttamente. Un altro trucco è scattare delle foto per ricordarsi la posizione delle parti che si stanno svitando. Meglio di qualsiasi manuale.

[ Aggiornamento: per sapere come pulire il carrello principale leggi questo articolo ]

Il passaggio successivo riguarda l’apertura e pulitura della sede dei circuiti: anche questa è un’operazione abbastanza semplice, facilitata dall’intuitivo e pratico design giapponese di queste macchine. Si deve dunque svitare le quattro viti sopra alla macchina (vedi frecce), togliere le tre coperture di plastica cominciando da quella destra, poi quella centrale e infine la terza a sinistra (dove risiede la scheda madre), disincastrando i cavi e scollegando i pin: non ci si può sbagliare nel ricollegarli perché sono tutti diversi l’uno dall’altro e comunque etichettati.

Durante questa fase della pulizia, già che sei lì (con le mani in pasta nei meandri più remoti della macchina), puoi pensare di effettuare la sostituzione dei due vecchi condensatori dell’alimentazione, anche se integri: l’eventualità della bruciatura ho imparato ad affrontarla come una delle rare certezze della vita, perciò tanto vale prepararsi e farlo subito.

La macchina adesso è come nuova, pronta per le modifiche con la F maiuscola, ovvero l’Ayab (ne scriverò).

Segue la testimonianza fotografica di altre macchine che ho smontato più o meno a fondo: una menzione speciale va alla Necchi-360 qui sotto, i cui gommini originali di fine corsa della prima frontura (i componenti grigi immortalati nell’ultima foto) ci arrivano dagli anni ’80 belli sbriciolati; niente paura, sono facilmente reperibili online, cercando Spare part side rack for Silver Reed knitting machine: ‘Necchi’ (talvolta ‘Vigorelli’), era il marchio commerciale italiano delle giapponesi SilverReed. Di questa famiglia di macchine conoscevo già, per averle smontate e rimontate, la Empisal 321 di mia mamma e una Necchi 260 recuperata per il SerpicaLab (associazione culturale).

Signore e signori, in ultimo (per farla breve), la Brother KH840 a schede perforate: lei è arrivata da un mercatino delle pulci di Padova, bisognosa di una pulizia profonda, soprattutto per togliere l’odore di ‘scantinato buio e umido’ che saliva dalle parti metalliche arrugginite della scatola. Ora è un bijoux.


· Empisal knitmaster 321 (frontura singola)
· Brother 860 doppia frontura (e bobinatore elettrico)
· Necchi 260 doppia frontura
· Brother KH930 ‘First Lady’ doppia frontura
· Brother 830 doppia frontura
· Singer Memomatic
· Santagostino finezza 8 (rettilinea)
· Brother 840 frontura singola
· Brother KM2000 doppia frontura
· Juky Hi memory-Ke1200 (contribuito in parte)
· Brother KH930 ‘Topical 3’ doppia frontura
· Necchi 360/20 doppia frontura
· Brother KH910 versione ‘modified’ (contribuito in parte)
· Brother KH910 versione ‘battery’

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