disfare e rigenerare un filato

in questo articolo mostrerò come ho recuperato un filato pregiato già lavorato, lavato e bloccato. Grazie a Matt, che mi ha messo a conoscenza del trucchetto del coperchio col foro… molto steampunk ;D

procedimento
occorre una pentola di medio-piccole dimensioni, un coperchio col foro per il vapore e qualche bicchiere d’acqua. Opzionale (ma consigliato): un bobinatore a manovella per avvolgere il filo da riutilizzare in forma di cake, o da lasciare direttamente sul conetto.
Chiaramente, chi preferisce le matasse può utilizzare invece un arcolaio, mentre chi non avesse né l’uno né l’altro, può avvolgere il filo sulle mani e formare il classico gomitolo. In ogni caso è bene lasciare il tutto molto arioso e morbido (il filo quindi deve essere lento, mai teso), in modo da lasciare che le fibre si asciughino riprendendo l’aspetto ‘sofficioso’ (fluffy) definitivo.

Con il mio metodo abituale avrei per prima cosa avvolto il filo in una matassa, poi l’avrei svaporata con il ferro e, dopo l’asciugatura, avrei rimesso la matassa nell’arcolaio per passare il filo al bobinatore a manovella e formare la mia rocchetta. In questo modo invece, con la pentola d’acqua sul fornello, ho potuto fare tutti i passaggi in un colpo solo. Booom!

un traforato intrigante

Durante questo ultimo fine settimana ho studiato un punto traforato piuttosto articolato, addocchiato nel gruppo FB di maglieria dedicato al software Dak (DesignaKnit) e di cui era noto solo lo schema per la realizzazione ai ferri.

lo schema per
la lavorazione ai ferri:
come si vede il punto
prevede due colonne
di maglie a rovescio
(la lineetta orizzontale),
che ho deciso di lavorare
manualmente con il
punzone a paletta

tratto da
Laceknittingstitches

La sfida era innanzitutto ridisegnare con Dak-9 lo schema, adattandolo al linguaggio digitale della Brother KH930, che solitamente legge disegni raster/bitmap costituiti da pixel bianchi e neri. In secondo luogo volevo testare l’interactive knitting di un disegno a pizzo. Questa interazione software-macchina è possibile attraverso un sensore posizionato sulla macchina (nel video è la scatola nera col pallino rosso), alimentato dal computer stesso tramite un cavo USB, che legge il passaggio del carrello nel momento in cui il magnete posto sul carrello sfiora il sensore.

Siccome i carrelli coinvolti nella realizzazione del punto traforato, in una Brother, sono due — il carrello L (lace), che sposta i punti da un ago all’altro e il carrello K (knit) che lavora le maglie facendo passare il filo normalmente, come per una maglia rasata — i magneti di cui avevo bisogno erano due. Ecco quindi la soluzione a questa necessità: un piccolo cubo al neodimio (che avevo già in casa da precedenti avventure maglifiche) attaccato alla levetta di metallo del carrello K, mentre il magnetic arm in alluminio, originale Dak, impiegato sul carrello L.

Tornando al disegno dello schema, ho visto che il programma è in grado di elaborare il linguaggio dei simboli — molto simili a quelli del lavoro ai ferri — trasformandoli nel numero di passaggi necessari al carrello L delle Brother. Questo calcolo avviene in automatico nel momento in cui si carica il disegno alla macchina, mentre sull’interfaccia software rimane visualizzato lo schema in simboli. Purtroppo ho potuto constatare anche che il Dak-9 non permette di disegnare due righe consecutive di simboli, cosa che nel mio schema ha creato due righe vuote in più e che il programma riconosce erroneamente come passaggi del carrello K.

Alla fine, infatti, ho dovuto passare 12 volte il carrello-L invece di 10, ignorando gli avvisi del software che mi dicevano di cambiare il carrello (in quelle due righe extra). E poi 2 volte il carrello-K, per lavorare i punti sugli aghi, come al solito nelle lavorazioni a traforato. (12L + 2K).

Dopo diversi test di punti e settaggi, ho ultimato lo schema definitivo e l’ho caricato alla macchina con le opzioni wrong side facing texture, use of colour changer off, per poter lavorare con carrello L a sinistra e il carrello K a destra, come da manuale Brother. In realtà si può tranquillamente lavorare con la posizione dei carrelli invertita, come spesso succede (anche con il Dak).

Inoltre, con la complicità di Marina Fenza (la Maga delle schede), pubblico il suo schema tradotto per schede perforate, software img2track e ayab-knitting. In realtà, mi sembra di capire, anche la maggioranza degli utenti Dak è affezionata agli schemi senza simboli e preferisce visualizzare tutti i passaggi per esteso del carrello L, lasciando solo a quest’ultimo il compito di muovere la cinghia dei disegni per selezionare e muovere gli aghi, in corrispondenza dei pixel neri. Come si fa con le schede perforate, dove il pixel nero corrisponde alla maglia da spostare.
In questo caso il magnete per l’interactive knitting si posiziona unicamente sul carrello K, con manopola disegni in NL (normal, quindi non attiva), come se eseguisse una maglia rasata. Come cartamodello infatti si utilizza una forma (shape file) senza punti integrati, ma con i cali/aumenti calcolati sulla finezza del punto caricato alla macchina. Previo campione, come recita il sacro mantra della maglieria.

aggiornamento
lo stesso schema di simboli può essere elaborato con una bulky KH270, facendo selezionare gli aghi unicamente al carrello K. Di fatto, dovendo manipolare a mano, con i punzoni, tutto il pattern (le KH270 non hanno il carrello Lace per muovere le maglie da un ago all’altro in automatico), bisogna capire fino a che punto sia conveniente utilizzare il carrello K con la cinghia disegni agganciata. E lavorare 12 giri, con i due PART premuti, solo per spostare manualmente le maglie di una riga; disattivare i PART e lavorare i due giri a rasata. Tutto questo senza farsi venire una tendinite cronica agli arti: il carrello della bulkina è molto più pesante di quello delle macchine standard, non vi è dubbio.

Dopo alcuni test ho affinato anche lo schema definitivo per la KH270, in modo da selezionare gli aghi interessati alla manipolazione manuale tutti in una sola passata di carrello: con un punzone da 5 ho mosso le tre maglie della rete, con il punzone da 1/3 le tre maglie delle ‘onde’ e, in ultimo, con il punzone a paletta ho lavorato le colonne a rovescio. Il cambio di colore serve in realtà a ricordarmi di cambiare direzione degli spostamenti.

Dragonfly stitch (versione fair isle)

In questo video mostro come faccio il punto Dragonfly di Diana Sullivan, in versione fair isle. In realtà non c’è bisogno nemmeno di una scheda perforata, essendo questo punto completamente manuale. Si dovrà semplicemente settare il carrello per il fair isle (tasto MC sulle Brother) e inserire il filo di contrasto nel secondo beccafilo.

Si lavora portando i fili flottanti di fondo (nel mio caso sono i bianchi) sul dritto del lavoro, con l’aiuto di un punzone a 5 crune. Lo si fa ad ogni giro, tirando poi gli stessi aghi in fuori (in posizione E/D), in modo che possano catturare il filato di contrasto (nel mio caso è verde) anche al giro successivo. Al quarto giro si raccolgono, con un punzone singolo, tutti e quattro i fili flottanti e si appoggiano sul terzo ago in mezzo alla colonna. Sia nella parte davanti del lavoro che dietro. Ed è qui che il mio video comincia.

Aggiungo il link alla versione di Juli knit, da cui ho tratto ispirazione, che utilizza la seconda frontura e le maglie passate per creare due livelli interconnessi, dritto-rovescio.
Sempre per completezza segnalo anche il blog post di Alessandrina Costa e il video tutorial di Diana Sullivan, che lavora il punto ad un colore.

il maglione oggetto di studio di Juli Knit

aggiornamento
a seguito dell’interesse suscitato da questo punto, soprattutto nel gruppo Machine Knitting di facebook, ho deciso di provare un altro metodo, che ho chiamato ‘a maglie passate’ (slip stitches): ho caricato uno schema alla macchina con modulo 10 punti x 4 giri (purtroppo non è adatto alle schede perforate standard da 24 punti), per automatizzare alcuni passaggi. In questa versione infatti si lavora un filato alla volta per quattro giri di seguito e si manipolano i quattro fili flottanti tutti in una volta, al quarto giro, passandoli al di là del lavoro e raccogliendoli sull’ago in un unico movimento.

Sulla carta sembrerebbe un bel vantaggio ma a dir la verità ho trovato molto scomodo lavorare con il carrello agganciato alla cintura dei disegni (uso una Brother elettronica) e poi cambiare il filo ogni quattro giri. Riproverò con più calma, più concentrata sul lavoro anziché sul tutorial in corso.

Scarica il PDF con le istruzioni scritte della seconda versione qui sotto (c’è sia il testo in italiano, sia una traduzione in inglese):

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conetti in cartone riciclato per bobinatore Brother Royale Jumbo

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Costruirsi gli strumenti da sé ha sempre il suo fascino e valore: in questo caso si tratta di accessori abbastanza rari e difficili da reperire nel mercato del seconda mano, ovvero i conetti del bobinatore/attorcigliatore a manovella Brother Royale Jumbo. Quello grande con i due volani e il regola tensione, per intenderci.

Costruirli come faccio io è piuttosto facile, ma richiede un po’ di metodo:
• stampa (senza scalare) e taglia il cartamodello del documento PDF in allegato qui sopra
• applica i due singoli pezzi del cartamodello, il cono aperto e il cerchio, sopra ad un cartoncino (io riciclo le confezioni di alimenti come il riso, biscotti, panettoni, eccetera) e fissali con alcuni pezzi di scotch
• ritaglia col taglierino i pezzi dal cartone, aiutandoti con una riga di metallo ed eventualmente anche con le forbici per le parti curve
• curva e chiudi il cono, pinzando il lato della linguetta con una cucitrice a punti metallici
• inserisci il cono di cartone nel portacono del bobinatore, spingendolo bene in fondo. Inserisci il cerchio più piccolo all’interno del conetto di cartone, fin dove si appoggia al bobinatore. Fissa il cerchio di cartone alle pareti del cono con dello scotch. Per ottenere un conetto più stabile, ritaglia un secondo cerchio di rinforzo e inseriscilo sopra al primo che hai già fissato, senza ulteriore nastro adesivo: servirà ad evitare che il conetto di cartone ‘collassi’ con la tensione del filato.

Utilizza questi coni in cartone riciclato inserendoli nella base del bobinatore — al posto del cono originale in plastica — e fissandoli con due pezzi di nastro adesivo (vedi disegno nel documento PDF). Quando avrai finito di avvolgere il filato, estrai tutto il conetto staccando contemporaneamente i due pezzi di scotch. In questo modo potrai utilizzare il bobinatore Jumbo Royale Brother al suo meglio, per ogni tipo di filato che ti occorre lavorare, anche se non disponi (come me) dei coni di ricambio in plastica originali.

Se ti sei perso/a il pattern dei coni più piccoli, ecco qui il link all’articolo dove puoi scaricarlo. Buon lavoro.

PS: qui di seguito ho aggiunto un video sull’utilizzo di questi bobinatori per attorcigliare. Non è lo stesso identico modello del Brother Royale Jumbo, ma il sistema non cambia: la torsione che si ottiene è leggera, ma è sufficiente per assicurare una piacevole ‘mescolanza’ fra i due filati, una volta lavorati.

Fase due (Quarantine ai ferri)

Su gentile richiesta di un amico di faceBook, Matteo Valenti, che ha trascorso la quarantena lontano dalla sua macchina da maglieria, pubblico la versione della mascherina per lavorazione ai ferri, che ho deciso di chiamare Quarantine – fase2. Precisando che, così com’è, non ha valore di protezione medico-sanitaria, avendo una trama molto larga. La verità è che ci siamo divertiti parecchio a lavorarci sopra e questo ci è bastato per farci trascorrere questi giorni un po’ più serenamente.

Dunque, dopo qualche aggiustamento iniziale per capire il gauge esatto del suo filato/mano/ferri (non è facile confabulare a distanza via computer in generale, figuriamoci con un knitter entusiasta), alla fine ho deciso di calcolare due versioni: una per taglie grandi (la sua) e un’altra per taglie medio-piccole (la mia). Per quanto riguarda il filato, consiglio un cotone a piacimento che abbia lo stesso gauge indicato, in modo da ottenere le stesse dimensioni dei nostri prototipi. (Per i ferri accorciati alla tedesca potete seguire il videotutorial di Emma Fassio, per esempio).

Per i progetti più provocatori suggerisco di utilizzare questo modello come base e di rifinire successivamente la mascherina con decorazioni a piacimento, ricamate o applicate: si vedano, un esempio per tutti, le incredibili mascherine dell’artista tessile Yrurary.

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scarica taglia L [206.52 KB]

Guardate l’ultimo prototipo di Matteo, con il filato tinto da lui: ne avrà fatti cinque o sei, almeno (quel che si dice un knitter entusiasta).

quarantine+ (versione a macchina, aggiornata)

È lo stesso modello del precedente, ma ottimizzato con l’aggiunta della striscia porta ferretto per il naso. Il ferretto è ricavato dalla chiusura delle confezioni di gallette di mais, che avevo già in casa, ma si può provare a ritagliarlo dalle lattine delle bevande, tipo birra (grazie a Ursa per il consiglio). La striscia si piega e si cuce verso l’interno con ago e filo, lasciando i due lati corti aperti: in questo modo il ferretto si può inserire ed estrarre per le operazioni di lavaggio e sterilizzazione della parte in maglia.

Già che c’ero — ho stramaledettamente molto tempo da dedicare ai dettagli — ho affinato la spiegazione e ottimizzato il passaggio delle diminuzioni ad aghi sospesi.
Felici, post-atomici, smacchinamenti.

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Scarica ITA [336.80 KB]

[novità] scarica qui sotto la versione in inglese (ringrazio di cuore Alessandrina Costa che mi ha aiutata nella traduzione, da Boston, dove vive).
Attenzione dunque a creare le mascherine DIY attenendosi sempre alle regole igieniche più indicate: lavarsi bene le mani, lavare le mascherine ad alta temperatura, svaporare e lasciare asciugare su piani disinfettati con alcool. Disinfettare anche gli strumenti che si maneggiano e, una volta indossata, non toccare la mascherina con le mani.
Aggiungo ancora qualche link utile:
· qui il blog delle briGatte Mascherine, con link sulla ricerca a tema.
· qui lo studio comparativo sui materiali filtranti di SmartAirFilters [aggiornamento ad aprile 2020].

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Download ENG [338.98 KB]

come aprire il carrello di una Silver (SK-328)

Pubblico questo tutorial in fretta e furia, per aiutare Paola V. che ha bisogno di aprire il suo carrello modello Silver Reed SK700 (le equivalenti di Necchi, Empisal, Knitmaster, Singer, eccetera, come mi piace sempre ricordare).


1. per prima cosa svita i perni ed estrai la maniglia di plastica. Poi svita e togli le due viti del frontalino di plastica superiore (non in tutti i modelli la scocca è divisa in due parti, ma tant’è, se ci sono queste due viti, non esitare: toglile).

2. poi svita ed estrai le due viti dietro.

3. adesso ruota la rotella della tensione sullo zero e sollevala con le mani (è inserita a pressione). Poi posiziona la leva dei punti tutta verso destra, sulla lettera F, fair-isle (in questo mio carrello le scritte sono in giapponese… sempre più avvincente!) ed estrai tutti e due i pezzi, parte tonda di metallo e scocca di plastica.

3. per togliere anche la seconda parte della scocca di plastica, devi girare sottosopra il carrello e premere delicatamente i lati verso l’interno, in corrispondenza di quei due piedini di plastica indicati dalla freccia: se ne sganci uno, viene via tutta la scocca.

Adesso puoi ammirare l’interno del carrello in tutto il suo splendore: troverai sicuramente della simpatica lanuggine, mista a polvere e grasso. Se vedi che è abbastanza pulito, conviene tenere il suo grasso originale, il più possibile. In caso contrario, fai una pulizia aiutandoti con pinzette e straccetti (in carta o in panno da lavare e riutilizzare, cercando di evitare troppi strumentini usa-e-getta). Nei meccanismi di metallo io uso l’olio per le macchine Singer, qualche goccia: mi sono sempre trovata bene e ho notato che pulisce anche il grasso più sporco e indurito, senza creare problemi nel tempo.

Se guardi bene, il mio carrello montava nella parte sinistra un tamburo di un altro modello Silver, esattamente di una 360, come ho potuto verificare in seguito: questo pezzo, messo lì da un precedente riparatore a me sconosciuto (sennò gliene avrei dette volentieri quattro), causava il blocco del carrello, al momento di attivare la camma per il lettore schede (ovvero: levette laterali in ▼). Difatti il blocco avveniva solo sul lato sinistro.

Ancora una volta sono riuscita a risolvere il problema chiedendo aiuto in un gruppo FB inglese molto attivo, trovando una signora che vende pezzi di ricambio: ho potuto così acquistare un carrello di una SK-326 e sostituire tutto il tamburo. Spendendo una cifra contenuta: occhio solo alle spese di spedizione e tasse doganali esagerate (tante grazie Brexit!). Adesso però il carrello scorre liscio come l’olio.

Per richiudere il carrello procedi a ritroso, come sempre: scocca di plastica, viti, eccetera.. ma quando arrivi all’inserimento della rotella di tensione nella sua sede di metallo, presta attenzione nel far combaciare la fessura col perno indicato dalla freccia. Controlla che tutto si incastri e poi fai un po’ di pressione. Riavvita la maniglia ed… eccofatto.

facili ma importanti interventi di manutenzione sul carrello principale · brother KH910

Per sbloccare i meccanismi induriti del carrello spesso è sufficiente passare un po’ di aria calda di phon nei punti difettosi, in modo da sciogliere il vecchio grasso impastato; altre volte invece è necessario aprire il carrello per pulire più in profondità. Procedi allora in questo modo:


1. togli le due viti che fissano la copertura in plastica alla base metallica: sono le due uniche ottonate (vedi freccia).

le due viti sono uguali e speculari, una a destra e l’altra a sinistra del carrello

2. Togli la maniglia svitando i due perni neri che la fissano al carrello.

3. Posiziona la rotella con la tacca sopra allo zero: con questo accorgimento sarà più semplice ricordare come rimontarla (l’incavo nella rondella nera corrisponde alla tacca arancione sul tappo); quindi solleva il tappo con un cacciavite piatto, togli la vite e la rondella nera di fissaggio; estrai tutta la rotella di plastica.

4. Solleva la copertura del carrello, facendo attenzione ai tre pezzi di plastica, che a questo punto sono solo appoggiati: osservali bene per poterli rimettere poi al loro posto nel modo corretto, dopodiché toglili.

5. A questo punto è possibile fare una pulizia più che soddisfacente, senza dover smontare ulteriori pezzi, il cui ripristino richiederebbe molta accuratezza e confidenza con i meccanismi. Intanto puoi eliminare lo sporco di grasso misto a lanuggine e polvere — il tuo nemico più caro — che sicuramente si annida lì sotto.

6. Quindi, dopo aver pulito e oliato tutto per bene, per riassemblare gli elementi smontati non rimane che procedere a ritroso. In ultimo, inserisci la rotella di tensione fin dove si blocca (ricordati la posizione dello zero); fai combaciare l’incavo della rondella nera di fisaggio con lo zero e avvitala; inserisci il tappo e verifica che la tacca arancione combaci perfettamente con lo zero nella rotella, altrimenti risistema la rondella nera. Controlla che tutto sia in ordine (soprattutto di non aver avanzato viti) e rimonta il carrello sul letto degli aghi.

Arrivando alle magagne specifiche del mio carrello, ho dovuto sbloccare il perno della levetta che permette il ritorno degli aghi dalla posizione E, alla posizione di lavoro B: semplicemente insinuando in tutti i modi dell’olio (quello delle macchine per cucire, uso sempre quello) nel punto indicato dalla freccia e smanettando la levetta nera su e giù, finché si è liberata.

Inoltre, ruotando la manopola KC-KCII ho potuto rilevare un secondo intoppo, responsabile, come ho verificato in seguito, del blocco improvviso degli aghi in posizione D (seccatura ben più importante rispetto alla precedente): avantaggiata dall’avere il carrello aperto, sono riuscita a spazzolare e oliare la parte indurita, da entrambi i lati.

la levetta vista dai due lati del carrello

Siccome era molto bloccato, ho dovuto estrarre il pezzo che copre la levetta, svitando la vite affianco (indicata dalla freccia). Questa operazione non rappresenta un rischio per la stabilità del carrello: semplicemente permette un’oliatura più profonda e lo sbloccaggio definitivo. Rimontato tutto al suo posto, adesso il carrello è come nuovo, pronto per essere adoperato sfruttando appieno tutte le sue funzioni.