facili ma importanti interventi di manutenzione sul carrello principale · brother KH910

Per sbloccare i meccanismi induriti del carrello spesso è sufficiente passare un po’ di aria calda di phon nei punti difettosi, in modo da sciogliere il vecchio grasso impastato; altre volte invece è necessario aprire il carrello per pulire più in profondità. Procedi allora in questo modo:


1. togli le due viti che fissano la copertura in plastica alla base metallica (vedi freccia).

le due viti sono uguali e speculari, una a destra e l’altra a sinistra del carrello

2. Ribalta il carrello e togli la maniglia svitando le due viti che la fissano al carrello.

3. Posiziona la rotella al massimo della tensione, cioè due scatti oltre allo zero: con questo accorgimento sarà più semplice ricordare come rimontarla (non aver paura di ‘sfalsare’ la tacca arancione perché l’incavo nella piastrina nera di fissaggio, su cui si incastra il tappo, farà da guida); quindi solleva il tappo con un cacciavite piatto, togli la vite e la piastrina nera di fissaggio; estrai anche la rotella di plastica.

4. Solleva la copertura del carrello, facendo attenzione ai tre pezzi di plastica, che a questo punto sono solo appoggiati: osservali bene per poterli rimettere poi al loro posto nel modo corretto, dopodiché toglili.

5. A questo punto è possibile fare una pulizia più che soddisfacente, senza dover smontare ulteriori pezzi, il cui ripristino richiederebbe molta accuratezza e confidenza con i meccanismi. Intanto puoi eliminare lo sporco di grasso misto a lanuggine e polvere — il tuo nemico più caro — che sicuramente si annida lì sotto.

6. Quindi, dopo aver pulito e oliato tutto per bene, per riassemblare tutti gli elementi smontati non rimane che procedere a ritroso: in ultimo inserisci la rotella di tensione e assicurati che sia oltre lo zero, fin dove si blocca, poi girala di due scatti in senso orario; fai combaciare l’incavo della piastra nera di fisaggio con lo zero e avvitala; inserisci il tappo e verifica che la tacca arancione combaci perfettamente con lo zero nella rotella, altrimenti ripeti questi ultimi passaggi per sistemarla. Controlla che tutto sia in ordine (soprattutto di non aver avanzato viti) e rimonta il carrello sul letto degli aghi.

Arrivando alle magagne specifiche del mio carrello, forse ti sarà utile sapere anche come ho sbloccato il perno che permette il ritorno degli aghi dalla posizione E (sospensione/hold) alla B (lavoro/work): semplicemente ho cercato di insinuare in tutti i modi dell’olio (quello delle macchine per cucire, uso sempre quello) nel punto indicato dalla freccia e dunque smanettando la levetta nera su e giù finché si è liberata.

Inoltre, ruotando la manopola KC-KCII ho potuto rilevare un secondo intoppo, responsabile, come ho verificato in seguito, del blocco improvviso degli aghi in posizione D (seccatura ben più importante rispetto alla precedente): avantaggiata dall’avere il carrello aperto sono riuscita spazzolare e oliare la parte indurita, sia dal lato basso che dall’alto.

la levetta vista dai due lati del carrello

Non paga, ho tolto il pezzo che copre la levetta svitando la vite affianco (indicata dalla freccia più piccola); questa operazione non rappresenta un rischio per la stabilità del carrello perché la parte sottostante rimane comunque fissata al suo posto: semplicemente il perno della levetta difettosa acquista più gioco, in modo da permettere l’oliatura e lo sbloccaggio definitivi. Rimontato tutto al suo posto, adesso il carrello è come nuovo, pronto per essere adoperato sfruttando appieno tutte le sue funzioni.

esorcismi

Se Dio è nei particolari, Belzebù si annida sicuramente all’interno di una macchina da maglieria usata, sottoforma di mucchietti di lanuggine e polvere, misti a grasso di macchina. Eliminare questa roba diventa dunque un’operazione necessaria al buon funzionamento della macchina, soprattutto quando la macchina è stata ferma per anni (talvolta anche per 20 o 30) e tocca a Te rimetterla in funzione.

Qui di seguito ho raccolto qualche foto di tre delle macchine che mi è capitato di sistemare in questi ultimi 7 anni (vedi lista in fondo), cominciando dall’ultima, una Brother Electroknit KH910: a parte la gommapiuma della barra premiaghi allegramente sbriciolata dappertutto (sicuramente l’originale degli anni ’80), la barra stessa e parte degli aghi arrugginiti, la tempestiva bruciatura del condensatore e qualche residuo di lana sparso qua e là, la macchina era in buone condizioni, quasi mai usata.

Una volta estratto quel che rimaneva della barra premiaghi, per pulire il tutto ho usato: un’aspirapolvere, estirpando il grosso; delle pinzette, per agire nel particolare; uno spazzolino e un panno, per pulire le parti metalliche; un panno diverso per la scocca in plastica; della carta abrasiva media e fine, per togliere la ruggine dalla barra premiaghi e dagli aghi stessi.
In quanto a prodotti mi sono affidata all’olio delle macchine per cucire, per le parti metalliche; ad un detergente di tipo ‘marsiglia liquido’, per la plastica; alcool (solo sulla barra!), per togliere lo schifo appiccicoso della gommapiuma sbriciolata. Qualcuno consiglia un bagno di petrolio bianco o acquaragia per sgrassare gli aghi, ma il mio problema era la ruggine (poca per fortuna), perciò ho preferito l’azione meccanica della carta abrasiva fine e una passata su ogni singolo ago (in ginocchio sui ceci) di olio, sempre lo stesso già citato.

Per rigenerare la barra premiaghi ho seguito questo metodo, avendo già tutto il materiale necessario in casa: il provvidenziale rotolo di paraspifferi e la teletta termoadesiva (si trova in merceria per pochi euro al metro), tagliata precedentemente in una strisciolina lunga circa 110 cm e larga 1 cm. Un giorno magari scriverò un post ad hoc, che merita sempre.

Pulire l’abbassatore del carrello è cosa semplice, se ci si preoccupa di smontare una spazzola alla volta, in modo da avere sempre l’altra avvitata al suo posto, come esempio da seguire per rimontare tutto correttamente. Un altro trucco è scattare delle foto per ricordarsi la posizione delle parti che si stanno svitando. Meglio di qualsiasi manuale.

[ Aggiornamento: per sapere come pulire il carrello principale leggi questo articolo ]

Il passaggio successivo riguarda l’apertura e pulitura della sede dei circuiti: anche questa è un’operazione abbastanza semplice, facilitata dall’intuitivo e pratico design giapponese di queste macchine. Si deve dunque svitare le quattro viti sopra alla macchina (vedi frecce), togliere le tre coperture di plastica cominciando da quella destra, poi quella centrale e infine la terza a sinistra (dove risiede la scheda madre), disincastrando i cavi e scollegando i pin: non ci si può sbagliare nel ricollegarli perché sono tutti diversi l’uno dall’altro e comunque etichettati.

Durante questa fase della pulizia, già che sei lì (con le mani in pasta nei meandri più remoti della macchina), puoi pensare di effettuare la sostituzione dei due vecchi condensatori dell’alimentazione, anche se integri: l’eventualità della bruciatura ho imparato ad affrontarla come una delle rare certezze della vita, perciò tanto vale prepararsi e farlo subito.

La macchina adesso è come nuova, pronta per le modifiche con la F maiuscola, ovvero l’Ayab (ne scriverò).

Segue la testimonianza fotografica di altre macchine che ho smontato più o meno a fondo: una menzione speciale va alla Necchi-360 qui sotto, i cui gommini originali di fine corsa della prima frontura (i componenti grigi immortalati nell’ultima foto) ci arrivano dagli anni ’80 belli sbriciolati; niente paura, sono facilmente reperibili online, cercando Spare part side rack for Silver Reed knitting machine: ‘Necchi’ (talvolta ‘Vigorelli’), era il marchio commerciale italiano delle giapponesi SilverReed. Di questa famiglia di macchine conoscevo già, per averle smontate e rimontate, la Empisal 321 di mia mamma e una Necchi 260 recuperata per il SerpicaLab (associazione culturale).

Signore e signori, in ultimo (per farla breve), la Brother KH840 a schede perforate: lei è arrivata da un mercatino delle pulci di Padova, bisognosa di una pulizia profonda, soprattutto per togliere l’odore di ‘scantinato buio e umido’ che saliva dalle parti metalliche arrugginite della scatola. Ora è un bijoux.


· Empisal knitmaster 321 (frontura singola)
· Brother 860 doppia frontura (e bobinatore elettrico)
· Necchi 260 doppia frontura
· Brother KH930 ‘First Lady’ doppia frontura
· Brother 830 doppia frontura
· Singer Memomatic
· Santagostino finezza 8 (rettilinea)
· Brother 840 frontura singola
· Brother KM2000 doppia frontura
· Juky Hi memory-Ke1200 (contribuito in parte)
· Brother KH930 ‘Topical 3’ doppia frontura
· Necchi 360/20 doppia frontura
· Brother KH910 versione ‘modified’ (contribuito in parte)
· Brother KH910 versione ‘battery’

sostituire il condensatore di una brother-kh910

quando acquisti una macchina elettronica ad un prezzo stracciato significa per lo più che la macchina non è revisionata di recente (o addirittura non lo è mai stata) e dunque che avrai bisogno di spenderci ulteriori risorse per rimetterla in funzione: del denaro, se hai la possibilità di lasciarla nelle mani di un bravo macchinista/riparatore/elettrotecnico, oppure dell’olio di gomito e un po’ di dedizione, se preferisci la strada del DIY. Io ho sempre preferito la seconda soluzione, per tre motivi: intanto perché più adeguata alle mie tasche. In secondo luogo perché occuparsi personalmente della manutenzione aiuta a prendere confidenza con lo strumento e, infine, perché ho la fortuna di avere al mio fianco un Tesorone, col pallino dell’elettronica.

Arrivando al dunque, quando ricevi la macchina ‘nuova’, dopo averla sommariamente ripulita per le prove di accensione, preparati alla prima inconvenienza che puntualmente ti si presenterà: lo scoppio del condensatore dell’alimentazione, situato in corrispondenza del pulsante on/off. Oltre al suono improvviso (PPOFFFFH!) e allo spegnimento della macchina, si vede uscire un lieve fumo dalla scocca destra della macchina e si sente il tipico odore di condensatore bruciato. Abbastanza sgradevole, direi.

Sostituirlo non è difficilissimo, ma chiaramente occorre avere gli strumenti/materiali giusti, come: un cacciavite a stella (con la punta un po’ grossa per non spanare le viti), un taglierino, un saldatore, dello stagno, un tronchesino (per accorciare i ‘piedini’ dei condensatori nuovi, una volta saldati). E naturalmente i componenti nuovi, facilmente reperibili nei negozi di elettronica oppure in rete: io li ho comprati a Milano da Franchi in via Padova, spendendo solo 1,40 euro per quattro condensatori e due fusibili (ho preso tutto doppio per eventuali riparazioni future).

i fusibili sono di tipo ritardato: sovente quando salta uno dei condensatori succede che si bruci anche il fusibile, come infatti è accaduto a me

Qui nella gallery trovi i passaggi principali della riparazione, ma per completezza ti consiglio di guardare anche questo esaustivo tutorial in inglese, basato su una KH930. Buon lavoro.