nuova creatura

The Pusher, nata da un filo di Denim Jeans made in Valsesia (Terra Santa), tinto indaco, un po’ smacchinato, un po’ sferruzzato e cucito rigorosamente a mano (foto infime da cellulare ma pazienza). È anche il primo vero progetto uscito dalla mia nuova Brother KH270 per filati bulky/chunky. (Cin cin!)

rigenerare la barra premiaghi

Durante le lavorazioni jacquard e lace (traforato) gli aghi della prima frontura, oltre a muoversi in avanti e indietro al passaggio del carrello, oscillano anche in alto e basso, in senso verticale: questo movimento alto-basso è dovuto alla presenza della gommapiuma sulla barra premiaghi, senza la quale risulterebbe quasi impossibile — o comunque a rischio di rottura del carrello e degli aghi stessi — anche solo far scorrere i carrelli attraverso gli aghi in lavorazione (in posizione B e D).

Quando la macchina viene chiusa e tenuta ferma sarebbe bene estrarre la barra dalla sua sede per conservarla a parte, in modo da mantenere la gommapiuma soffice e intatta a lungo nel tempo.

Ma se siete al punto di dover rimettere in funzione una macchina non revisionata di recente, con la barra ancora inserita all’interno del letto degli aghi, allora dovrete sicuramente:
soluzione 1 · acquistare una barra nuova cercando in rete ‘Sponge bar replacement for Brother — il nome/modello esatto della vostra macchina — knitting machine‘, aspettare una o più settimane e infine sostituirla; soluzione 2 · procurarvi un paio di materiali dal ferramenta e in merceria per rigenerarla con le vostre mani, spendendo pochi euro e impiegando poco tempo. Con un po’ di metodo si riesce ad ottenere ottime barre premiaghi, pari a quelle nuove. In rete trovate anche dei kit con la gommapiuma già telata e/o le due clip di plastica terminali, ma sapete che vi dico? Io faccio molto prima a rigenerarle completamente, avendo in casa già tutto l’occorrente per altre barre finché campo. Ecco come faccio:

occorrente

  • paraspifferi in gommapiuma alto 10 mm e spesso 5 mm: la spugna non deve essere del tipo denso in neoprene, altrimenti la barra non scorre attraverso il letto degli aghi (in ogni caso lo trovi dal ferramenta in rotoli)
  • un pezzo di teletta di cotone medio-fine termoadesiva (il rinforzo che si compra in merceria), alta almeno circa 110 cm
  • taglierino circolare per tessuto (da usare col tappetino da taglio); in mancanza del taglierino circolare puoi usare un paio di forbici per tessuto
  • un ferro da stiro
  • alcool denaturato
  • cacciavite piatto (e/o un raschietto di plastica)
  • un taglierino
  • una riga (meglio se di metallo)
  • due pezzettini di scotch
  • una pinza

procedimento

1 · spingi in fuori la barra dalla sua sede, aiutandoti con un cacciavite piatto e una pinza; taglia alle due estremità la tela che riveste la gommapiuma esausta

2 · raschia ogni residuo della vecchia gommapiuma dalla barra di metallo aiutandoti con un cacciavite piatto (meglio, se lo hai, un raschietto in plastica per non rovinare il metallo) e un solvente tipo alcool denaturato: pulisci bene e asciuga la barra

3 · applica due o tre strati (meglio tre se è come quello in foto) di paraspifferi lungo l’incavo della barra, uno sopra l’altro

4 · taglia una striscia di teletta termoadesiva, alta 10 mm e più lunga della barra di 6 cm: per ottenere una striscia molto precisa usa un taglierino circolare e una riga; se non hai il taglierino circolare (e il tappetino da taglio), puoi tracciare un segno sulla tela e tagliarla con una forbice affilata per tessuto

5 · applica la tela sulla gommapiuma e fissala bene con un ferro da stiro a temperatura media, senza schiacciare (per non deformare la gommapiuma); lascia alle due estremità un pezzo di 3 cm di tela in più da ripiegare dietro

6 · fissa ben stretto il lembo della tela alla barra con dello scotch

7 · inserisci la barra rigenerata nella sua sede, pressando gli aghi col pettine seleziona-aghi in modo da far scorrere la barra sopra agli aghi stessi, fino in fondo. Et voilà, buon smacchinamento!

i nomi italiani delle Brother

La giapponese Brother, prima di chiudere i battenti della maglieria nel 1999, ha prodotto e distribuito in tutto il mondo le sue macchine domestiche, con picchi eccezionali di vendite soprattutto nella decade 1980-’90. In Italia, per una qualche ‘fantasiosa’ strategia marketing del distributore Defendi, alcuni di questi modelli sono stati venduti con nomi diversi dall’originale, il quale consisteva in un codice alfa numerico che ancora adesso ci aiuta a distinguerle nella giungla del fiorente mercato del seconda mano.
Grazie ad alcune preziose risorse in rete, come la tabella di Daisyknits , la nuova pagina wiki Machineknitting.fandom o la lista di XenaKnits, e grazie ad alcuni confronti effettuati fra gli/le utenti di alcuni gruppi Facebook dedicati, mi è stato possibile finalmente risalire a questi codici originali:

Legenda
la sigla KH si riferisce alle prime fronture, le macchine vere e proprie, dotate di custodia, accessori base come un tendifilo, un carrello del traforato (eccetto in alcuni modelli venduti a prezzi più contenuti), un cast-on comb ed altri strumenti come questi della mia KH910; con KR si intendono le seconde fronture (in inglese ribbers) concepite come accessori vendibili a parte; con KG, i garter carriage, in Italia rinominati Modamatic, appunto.

Ogni ulteriore testimonianza personale a riguardo è bene accetta: lascia un commento qui oppure scrivimi a info@ratatatata.it, allegando qualche foto del carrello, dei manuali e/o altra documentazione utile. Grazie.

Primamore · KH836
no carrello Lace · no selezione automatica dell’ago per single motif · compatibilità con KG88 · anno 1986

Gioia
· KH868
a schede · compatibile con tutti i KG · con tasto MC (fairisle) singolo · 1990

Arianna · KH260
finezza 3 (9 mm) · schede perforate da 24 punti · 114 aghi · KR260 con lili buttons e 110 aghi

KM2000 · KH860
colore arancione · schede perforate · 1986

KM3000 · KH891
colore arancione · schede · knitleader mylar · 1987

Defendi 9000 · KH900 · Electroknit
schemi ripetuti da 24 punti · porta lettore PPD · 50 schemi in memoria

Lady D · KH910 · Electroknit ·
schede mylar 60 punti · no porta PPD · versione ‘battery’ con 2 pile stilo e versione ‘modified’ senza pile · 1980-87

First Lady · KH930 · Electroknit · Topical 3
porta PPD · 555 disegni in memoria · 1986-89

First Lady-S · KH940 · Electroknit · Topical 3
porta PPD · 555 disegni in memoria · con più memoria riscrivibile rispetto alla 930 · 1989-92

KR Lem e KR 1000 · KR850
sono le seconde fronture corrispondenti ai KR850, con le manopole lili

I nomi dei seguenti modelli potrebbero invece essere stati concepiti da distributori di altri paesi:

Paliè · KH871 · KH881 · KH891 · KH894
versioni molto diffuse anche in Italia · a schede perforate

Elyt · KH893

Eleganza · E
varianti di macchine e accessori in colore celeste al cui codice è stata aggiunta la lettera E (per Eleganza), in occasione del 35° anniversario della loro produzione. A parte il colore, la tecnologia è identica ai modelli a cui si riferisce.

facili ma importanti interventi di manutenzione sul carrello principale · brother KH910

Per sbloccare i meccanismi induriti del carrello spesso è sufficiente passare un po’ di aria calda di phon nei punti difettosi, in modo da sciogliere il vecchio grasso impastato; altre volte invece è necessario aprire il carrello per pulire più in profondità. Procedi allora in questo modo:


1. togli le due viti che fissano la copertura in plastica alla base metallica: sono le due uniche ottonate (vedi freccia).

le due viti sono uguali e speculari, una a destra e l’altra a sinistra del carrello

2. Togli la maniglia svitando i due perni neri che la fissano al carrello.

3. Posiziona la rotella con la tacca sopra allo zero: con questo accorgimento sarà più semplice ricordare come rimontarla (l’incavo nella rondella nera corrisponde alla tacca arancione sul tappo); quindi solleva il tappo con un cacciavite piatto, togli la vite e la rondella nera di fissaggio; estrai tutta la rotella di plastica.

4. Solleva la copertura del carrello, facendo attenzione ai tre pezzi di plastica, che a questo punto sono solo appoggiati: osservali bene per poterli rimettere poi al loro posto nel modo corretto, dopodiché toglili.

5. A questo punto è possibile fare una pulizia più che soddisfacente, senza dover smontare ulteriori pezzi, il cui ripristino richiederebbe molta accuratezza e confidenza con i meccanismi. Intanto puoi eliminare lo sporco di grasso misto a lanuggine e polvere — il tuo nemico più caro — che sicuramente si annida lì sotto.

6. Quindi, dopo aver pulito e oliato tutto per bene, per riassemblare gli elementi smontati non rimane che procedere a ritroso. In ultimo, inserisci la rotella di tensione fin dove si blocca (ricordati la posizione dello zero); fai combaciare l’incavo della rondella nera di fisaggio con lo zero e avvitala; inserisci il tappo e verifica che la tacca arancione combaci perfettamente con lo zero nella rotella, altrimenti risistema la rondella nera. Controlla che tutto sia in ordine (soprattutto di non aver avanzato viti) e rimonta il carrello sul letto degli aghi.

Arrivando alle magagne specifiche del mio carrello, ho dovuto sbloccare il perno della levetta che permette il ritorno degli aghi dalla posizione E, alla posizione di lavoro B: semplicemente insinuando in tutti i modi dell’olio (quello delle macchine per cucire, uso sempre quello) nel punto indicato dalla freccia e smanettando la levetta nera su e giù, finché si è liberata.

Inoltre, ruotando la manopola KC-KCII ho potuto rilevare un secondo intoppo, responsabile, come ho verificato in seguito, del blocco improvviso degli aghi in posizione D (seccatura ben più importante rispetto alla precedente): avantaggiata dall’avere il carrello aperto, sono riuscita a spazzolare e oliare la parte indurita, da entrambi i lati.

la levetta vista dai due lati del carrello

Siccome era molto bloccato, ho dovuto estrarre il pezzo che copre la levetta, svitando la vite affianco (indicata dalla freccia). Questa operazione non rappresenta un rischio per la stabilità del carrello: semplicemente permette un’oliatura più profonda e lo sbloccaggio definitivo. Rimontato tutto al suo posto, adesso il carrello è come nuovo, pronto per essere adoperato sfruttando appieno tutte le sue funzioni.

esorcismi

Se Dio è nei particolari, Belzebù si annida sicuramente all’interno di una macchina da maglieria usata, sottoforma di mucchietti di lanuggine e polvere, misti a grasso di macchina. Eliminare questa roba diventa dunque un’operazione necessaria al buon funzionamento della macchina, soprattutto quando la macchina è stata ferma per anni (talvolta anche per 20 o 30) e tocca a Te rimetterla in funzione.

Qui di seguito ho raccolto qualche foto di tre delle macchine che mi è capitato di sistemare in questi ultimi 7 anni (vedi lista in fondo), cominciando dall’ultima, una Brother Electroknit KH910: a parte la gommapiuma (di una barra interna che attutiva il rumore) allegramente sbriciolata dappertutto, la barra premiaghi e parte degli aghi arrugginiti, i condensatori bruciati e qualche residuo di lana sparso qua e là, la macchina era in buone condizioni, quasi mai usata.

Una volta estratto quel che rimaneva della barra premiaghi, per pulire il tutto ho usato:
• un’aspirapolvere, estirpando il grosso;
• delle pinzette, per agire nel particolare;
• uno spazzolino e un panno, per pulire le parti metalliche;
• un panno diverso per la scocca in plastica;
• della carta abrasiva media e fine, per togliere la ruggine dalla barra premiaghi e dagli aghi stessi.
In quanto a prodotti mi sono affidata
• all’olio specifico delle macchine per cucire (solo sulle parti metalliche);
• ad un detergente di tipo ‘marsiglia liquido’ (sulla plastica);
• alcool (solo sulla barra premiaghi, per togliere lo schifo appiccicoso della gommapiuma sbriciolata).
Qualcuno consiglia un bagno di petrolio bianco o acquaragia per sgrassare gli aghi, ma il mio problema era la ruggine — poca per fortuna — perciò ho preferito l’azione meccanica della carta abrasiva fine (in ginocchio sui ceci) e una passata di olio, sempre lo stesso già citato.

Per rigenerare la barra premiaghi ho seguito questo metodo, avendo già tutto il materiale necessario in casa.

Pulire l’abbassatore del carrello è cosa semplice, se ci si preoccupa di smontare una spazzola alla volta, in modo da avere sempre l’altra avvitata al suo posto, come esempio da seguire per rimontare tutto correttamente. Un altro trucco è scattare delle foto per ricordarsi la posizione delle parti che si stanno svitando. Meglio di qualsiasi manuale!

Per sapere come pulisco il carrello principale leggi questo articolo.

Il passaggio successivo riguarda l’apertura e pulitura della sede dei circuiti: anche questa è un’operazione abbastanza semplice, facilitata dall’intuitivo e pratico design giapponese di queste macchine. Si deve dunque svitare le quattro viti sopra alla macchina (vedi frecce), togliere le tre coperture di plastica cominciando da quella destra, poi quella centrale e infine la terza a sinistra (dove risiede la scheda madre), disincastrando i cavi e scollegando i pin: non ci si può sbagliare nel ricollegarli perché sono tutti diversi l’uno dall’altro e comunque etichettati.

Durante questa fase della pulizia, già che sei lì (con le mani in pasta nei meandri più remoti della macchina), puoi pensare di effettuare la sostituzione dei due vecchi condensatori dell’alimentazione, anche se integri: l’eventualità della bruciatura ho imparato ad affrontarla come una delle rare certezze della vita, perciò tanto vale prepararsi e farlo subito.

La macchina adesso è come nuova, pronta per le modifiche con la F maiuscola, ovvero l’Ayab (ne scriverò).

Segue la testimonianza fotografica di altre macchine che ho smontato più o meno a fondo: una menzione speciale va alla Necchi-360 qui sotto, i cui gommini originali di fine corsa della prima frontura (i componenti grigi immortalati nell’ultima foto) ci arrivano dagli anni ’80 belli sbriciolati; niente paura, sono facilmente reperibili online, cercando Spare part side rack for Silver Reed knitting machine: ‘Necchi’ (talvolta ‘Femac’ o ‘Vigorelli’), era il marchio del distributore italiano delle giapponesi SilverReed. Di questa famiglia di macchine conoscevo già, per averle smontate e rimontate, la Empisal Knitmaster 321 di mia mamma e una Necchi 260.

Signore e signori, in ultimo (per farla breve), la Brother KH840 a schede perforate: lei è arrivata da un mercatino delle pulci di Padova, bisognosa di una pulizia profonda, soprattutto per togliere l’odore di ‘scantinato buio e umido’ che saliva dalle parti metalliche arrugginite della scatola. Ora è un bijoux.


· Empisal knitmaster 321 (frontura singola)
· Brother 860 doppia frontura (e bobinatore elettrico)
· Necchi 260 doppia frontura
· Brother KH930 ‘First Lady’ doppia frontura
· Brother 830 doppia frontura
· Singer Memomatic
· Santagostino finezza 8 (rettilinea)
· Brother 840 frontura singola
· Brother KM2000 doppia frontura
· Juky Hi memory-Ke1200 (contribuito in parte)
· Brother KH930 ‘Topical 3’ doppia frontura
· due Necchi 360/20 doppia frontura
· Brother KH910 versione ‘modified’ (contribuito in parte)
· Brother KH910 versione ‘battery’
· Brother KH940 ‘FirstLady-S’ doppia frontura
· Brother KH270 electroknit chunky/bulky con KR260
· Brother Elyth
· Silver SK328

Textile talks · Fablab Venezia

Il 9 maggio siete invitate/i al Fablab Venezia dove presenterò Digital fashion, il lavoro sulla formazione in ambito ‘moda e fabbricazione digitale’, ideato e realizzato in collaborazione con Sara Savian; più il progetto personale sulla maglieria: potrete ammirare e provare la mia nuova KH910, che per l’occasione sarà modificata a dovere

programma open day inaugurale (09.05.2019)
Il laboratorio apre le porte dalle 10 alle 18, per presentare le sperimentazioni in atto e le esperienze della rete sul tema.
Ospiti: Eugenia Morpurgo (AnOtherShoe, Crafting Fashion with Robots); Claudia Scarpa e Sara Savian (digitalfashion, ratatatata)

leggi il programma completo di tutto il ciclo di incontri

sostituire il condensatore di una brother-kh910

quando acquisti una macchina elettronica ad un prezzo stracciato significa per lo più che la macchina non è revisionata di recente (o addirittura non lo è mai stata) e dunque che avrai bisogno di spenderci ulteriori risorse per rimetterla in funzione: del denaro, se hai la possibilità di lasciarla nelle mani di un bravo macchinista/riparatore/elettrotecnico, oppure dell’olio di gomito e un po’ di dedizione, se preferisci la strada del DIY. Io ho sempre preferito la seconda soluzione, per tre motivi: intanto perché più adeguata alle mie tasche. In secondo luogo perché occuparsi personalmente della manutenzione aiuta a prendere confidenza con lo strumento e, infine, perché ho la fortuna di avere al mio fianco un Tesorone, col pallino dell’elettronica.

Arrivando al dunque, quando ricevi la macchina ‘nuova’, dopo averla sommariamente ripulita per le prove di accensione, preparati alla prima inconvenienza che puntualmente ti si presenterà: lo scoppio del condensatore dell’alimentazione, situato in corrispondenza del pulsante on/off. Oltre al suono improvviso (PPOFFFFH!) e allo spegnimento della macchina, si vede uscire un lieve fumo dalla scocca destra della macchina e si sente il tipico odore di carta bruciata (internamente i condensatori erano fatti di cartone). Abbastanza sgradevole, direi.

Sostituirlo non è difficilissimo, ma chiaramente occorre avere gli strumenti/materiali giusti, come: un cacciavite a stella (con la punta un po’ grossa per non spanare le viti), un taglierino, un saldatore, dello stagno, un tronchesino (per accorciare i ‘piedini’ dei condensatori nuovi, una volta saldati). E naturalmente i componenti nuovi, facilmente reperibili nei negozi di elettronica oppure in rete: io li ho comprati a Milano da Franchi in via Padova, spendendo solo 1,40 euro per quattro condensatori e due fusibili (ho preso tutto doppio per eventuali riparazioni future).

i fusibili sono di tipo ritardato: sovente quando salta uno dei condensatori succede che si bruci anche il fusibile, come infatti è accaduto a me

Qui nella gallery trovi i passaggi principali della riparazione, ma per completezza ti consiglio di guardare anche questo esaustivo tutorial in inglese, basato su una KH930. Buon lavoro.

Joe Gauge, il calibro con un teschio intorno

il compensato di faggio è un materiale meraviglioso, molto compatto e resistente, perfetto per i piccoli oggetti personalizzati al laser. Joe Gauge è un calibro di precisione per ferri da maglia, levigato finemente e protetto da una cera neutra per legno, che ne esalta le proprietà naturali: un colore che non ti stancherai mai di guardare, la superficie setosa e calda al tatto, il profumo del legno. Uno strumento di culto per ogni knitter incallit* che si rispetti (non a caso è anche il preferito di Alice Twain), da indossare eventualmente anche come ciondolo sotto alla scollatura.
disponibile nel mio etsy store e da Lanadimiele.

il suo bel packaging in carta riciclata è una busta origami fatta a mano

versione in pmma rosso fluo