la mia prima volta (con un CAD parametrico)

premessa
Valentina e Seamly2D sono due software open source gemelli, dedicati al disegno del cartamodello: precisamente il secondo è nato da una costola del primo, dopo la definitiva separazione dei due soci fondatori, l’americana Susan Spencer (addetta alle relazioni pubbliche) e l’ucraino Roman Telezhinsky (lo sviluppatore software).

There are now two projects that share the proverbial 99% of code base: 1) original Valentina project, forked by its founder Roman Telezhinsky, 2) Seamly2D, managed by Valentina’s other founder, Susan Spencer.” (Alexandre Prokoudine in questo articolo)

Io ho preferito lavorare su Valentina per comodità, avendo già installato nel mio computer una vecchia versione, recentemente aggiornata all’ultima. Da un punto di vista utilitaristico forse ho fatto inconsapevolmente la scelta migliore, perché lo sviluppatore di Valentina pare stia continuando a migliorane il codice, mentre Seamly2D sarebbe rimasto fermo alle traduzioni della versione ucraina. Staremo a vedere.

il corso
Tornando alle mie esperienze, ad ottobre ho partecipato al corso Cartamodelli digitali con Seamly2D/Valentina, tenuto a WeMake dalla maestra Sara Savian, la mia complice nei progetti di formazione in ambito moda (DigitalFashion).

Dove finalmente ho infranto un mio tabù personale su questo programma, abbastanza ostico da approcciare da autodidatta, come invece è mia abitudine fare.

È ostico perché la modellistica, il progetto del cartamodello, è un tema complesso: richiede solitamente anni di studi approfonditi in scuole costose, dove si impara, in poche parole, a vestire svariate tipologie di corpi umani, ridisegnandole stese su un piano bidimensionale (il tessuto).

Per farla breve, occorre acquisire un sistema elastico di regole, adattabile a molteplici variabili. Con tutte le implicazioni culturali che l’abito rappresenta. Ecco perché non esiste un sistema universale, ma una moltitudine: ogni scuola adotta e sviluppa il proprio metodo, con la pubblicazione di manuali più o meno aggiornati e ricercati.

Elenco dei sistemi di modellistica disponibile nelle preferenze del programma

Superato il timore reverenziale verso la modellistica — mitigato dal fatto che, in fondo, i cartamodelli per la maglia sono più semplici di quelli per il tessuto — ho imparato finalmente ad usare Valentina. Riscoprendolo come un software abbastanza intuitivo, ma soprattutto utile ai miei progetti maglifici… più di quel che immaginassi prima del corso.

Valentina non solo mi permette di disegnare in vettoriale, cosa che già facevo con Inkscape e Illustrator, ma anche di avere ogni tratto e curva misurabili e riconducibili al mio sistema di taglie. Perché il programma è quel che si dice un CAD parametrico: se per esempio cambio la misura dello scalfo, in automatico si modificherà anche la dimensione della manica, disegnata a parte ma collegata al tutto. Se imposto una taglia differente, in un solo clic cambierà tutto il cartamodello, in ogni suo singolo pezzo. Eccetera.

Ecco perché, a mio avviso, la parte più impegnativa è impadronirsi del linguaggio della modellistica e compilare delle tabelle-taglie il più organizzate possibile (in realtà, per fare questo Valentina contiene in sé degli strumenti che ti suggeriscono le misure del corpo da tenere in considerazione).

il prototipo
Dunque, il primo lavoro che ho realizzato dopo il corso, visibile in queste foto, è stato il progetto perfetto per iniziare: una cappa minimale dai contorni geometrici, ideata da Maryana Pyetsukh (ucraina anche lei!), studentessa in fashion design alla Naba di Milano. Siccome è ancora un progetto in corso d’opera, non posso raccontare molto di più, ma mi riservo di farlo in un articolo prossimo futuro, sempre con il suo consenso.

Per il momento passi la mia grandissima soddisfazione nell’aver messo in pratica gli insegnamenti della maestra Sara Savian, disegnando il protipo col software open source Valentina Cad. Open source, gratuito e multipiattaforma: chiunque può installarlo nel proprio computer e cominciare ad usarlo.

mappa delle macchine ‘moderne’ domestiche

nel tentativo di fare un po’ di chiarezza: ho suddiviso i marchi più venduti al mondo nelle aree geografiche in cui furono prodotti (principalmente Giappone ed Europa), con le varianti dei nomi dei diversi distributori.

Tutti i marchi, sviluppando il proprio sistema meccanico-tecnologico, hanno determinato uno stile strettamente collegato al proprio nome: così, come le giapponesi Brother sono diverse dalle giapponesi Silver Reed e Toyota, le europee Passap sono diverse dalle europee Superba e Bond, e così via. Nome e tecnologia andavano a braccetto, finché, alla fine della loro esistenza commerciale, capitava che i marchi cedessero le rimanenze di produzione ad altri distributori, mescolando in questo modo tipologie e brand. Per questo motivo non è difficile ritrovare dei modelli particolari di Toyota con tecnologia Silver Reed, o il modello Passap F200 con tecnologia Corona, solo per fare due esempi.

Una menzione speciale va alle Silver Reed, le uniche rimaste in produzione fino al 2011, principalmente per il mercato del Regno Unito: leggi la storia nella pagina wiki dell’azienda giapponese, la Silver Seiko ltd (tradotta in italiano con Google-translate). Dopo il 2011 l’azienda fu venduta e la produzione trasferita in Cina, dove continua tutt’oggi.

Ringrazio le agguerritissime maglieriste del gruppo Facebook Machine Knitting, che hanno contribuito alla compilazione della mappa con le loro testimonianze dirette.

Aggiungo qualche altra risorsa online:
Machine Knitting etc, Knitting machine museum, Passap E8000, Phildar aka Superba/White BigPhil, Juki-Singer-Leimar, Erka, Hamanaka garter stich machine (video)

Empisal Knitmaster 321 (1970) · distributore italiano Vigorelli

digital fashion community · 5 novembre 2019

Il 5 novembre alle 19 inauguriamo la nuova community night di WeMake dedicata al mondo della moda, della tecnologia e delle sperimentazioni, che si terrà ogni primo martedì del mese.

Programma della serata

  • Intro music con consolle DIY – DART / Massimiliano Marchese
  • Intro alla community di digital fashion / Claudia Scarpa e Sara Savian
  • Showcase dei progetti dell’ultima classe di Digital Fashion Making + tavola rotonda
  • Presentazione progetto EU DeFINE per il fashion tech / Chiara Di Lodovico del Politecnico di Milano
  • Exit music con DART e chiacchiere

Ti aspettiamo a WeMake martedì 5 novembre alle 19!

Per maggiori info e registrazione: Eventbrite  (registratevi che così sappiamo quante bollicine prendere!!!)
la serata è gratuita come tutte le community night di WeMake.
Evento facebook

non buttare, aggiusta! …

… è il motto dell’Instagram Riusiamo del mio amico Maox Occoffer, che del riciclo creativo ne ha fatto un vero e proprio stile di vita. Siccome è anche un bravo disegnatore 3D, appena ha acquistato la sua fidata stampante Prusa, gli ho chiesto di ricostruirmi il tasto di plastica delle coste perlate di un carrello Brother (arrivato a me già rotto).

Questo è il risultato… perfetto direi, sia per la forma che per il funzionamento:

Per aggiustarlo ho dovuto per prima cosa aprire il carrello: lo si fa svitando le quattro viti d’ottone che si trovano ai lati della parte inferiore (vedi la foto con le frecce)

Dopodiché ho sfilato delicatamente la rondella di metallo autobloccante del pulsante, facendo molta attenzione a non spanare il perno di plastica in cui è incastrata (vedi foto sottostante con la freccia)

Infine ho sostituito il tasto con quello nuovo fresco di stampa, bloccandolo dinuovo con la sua rondella autobloccante. Ho richiuso bene il tutto, non prima di aver verificato che la leva del tasto fosse incastrata correttamente nel meccanismo del carrello che fa muovere la camma. Et voilà!

Clicca su questo link per scaricare gratuitamente il file in formato .stl dalla piattaforma Thingiverse, dove Maox lo ha caricato per condividerlo con chi ne ha bisogno!

disegno del tasto con le misure

nuova creatura

The Pusher, nata da un filo di Denim Jeans made in Valsesia (Terra Santa), tinto indaco, un po’ smacchinato, un po’ sferruzzato e cucito rigorosamente a mano (foto infime da cellulare ma pazienza). È anche il primo vero progetto uscito dalla mia nuova Brother KH270 per filati bulky/chunky. (Cin cin!)

rigenerare la barra premiaghi

Durante le lavorazioni jacquard e lace (traforato) gli aghi della prima frontura, oltre a muoversi in avanti e indietro al passaggio del carrello, oscillano anche in alto e basso, in senso verticale: questo movimento alto-basso è dovuto alla presenza della gommapiuma sulla barra premiaghi, senza la quale risulterebbe quasi impossibile far scorrere i carrelli attraverso gli aghi in lavorazione.

Quando la macchina viene chiusa e tenuta ferma sarebbe bene estrarre la barra dalla sua sede per conservarla a parte, in modo da mantenere la gommapiuma soffice e intatta a lungo nel tempo.

Ma se siete al punto di dover rimettere in funzione una macchina non revisionata di recente, con la barra ancora inserita all’interno del letto degli aghi, allora dovrete sicuramente:
soluzione 1 · acquistare una barra nuova cercando in rete ‘Sponge bar replacement for Brother — il nome/modello della vostra macchina — knitting machine‘, aspettare una o più settimane e infine sostituirla; soluzione 2 · procurarvi un paio di materiali dal ferramenta e in merceria per rigenerarla con le vostre mani, spendendo pochi euro e impiegando poco tempo. Con un po’ di metodo si riesce ad ottenere ottime barre premiaghi, pari a quelle nuove. In rete trovate anche dei kit con la gommapiuma già telata e/o le due clip di plastica terminali, ma sapete che vi dico? Io faccio molto prima a rigenerarle completamente, avendo in casa già tutto l’occorrente per altre barre finché campo. Ecco come faccio:

occorrente

  • paraspifferi in gommapiuma alto 10 mm e spesso 5 mm: la spugna non deve essere del tipo denso in neoprene, altrimenti la barra non scorre attraverso il letto degli aghi (in ogni caso lo trovi dal ferramenta in rotoli)
  • un pezzo di teletta di cotone medio-fine termoadesiva (il rinforzo che si compra in merceria), alta almeno circa 110 cm
  • taglierino circolare per tessuto (da usare col tappetino da taglio); in mancanza del taglierino circolare puoi usare un paio di forbici per tessuto
  • un ferro da stiro
  • alcool denaturato
  • cacciavite piatto (e/o un raschietto di plastica)
  • un taglierino
  • una riga (meglio se di metallo)
  • due pezzettini di scotch
  • una pinza

procedimento

1 · spingi in fuori la barra dalla sua sede, aiutandoti con un cacciavite piatto e una pinza; taglia alle due estremità la tela che riveste la gommapiuma esausta

2 · raschia ogni residuo della vecchia gommapiuma dalla barra di metallo aiutandoti con un cacciavite piatto (meglio, se lo hai, un raschietto in plastica per non rovinare il metallo) e un solvente tipo alcool denaturato: pulisci bene e asciuga la barra

3 · applica tre o quattro strati di paraspifferi lungo l’incavo della barra, uno sopra l’altro

4 · taglia una striscia di teletta termoadesiva, alta 10 mm e più lunga della barra di qualche centimetro: per ottenere una striscia molto precisa usa un taglierino circolare e una riga; se non hai il taglierino circolare (e il tappetino da taglio), puoi tracciare un segno sulla tela e tagliarla con una forbice affilata per tessuto

5 · appoggia la tela sulla gommapiuma e incollala con un ferro da stiro a temperatura medio-alta, senza schiacciare, per non deformare la gommapiuma

6 · fissa ben stretto il lembo della tela alla barra con dello scotch (io qui l’ho ripiegata sotto ma puoi anche rifilarla subito dopo il nastro adesivo)

7 · inserisci la barra rigenerata nella sua sede, pressando gli aghi col pettine seleziona-aghi in modo da far scorrere la barra sopra agli aghi stessi, fino in fondo. Et voilà, buon smacchinamento!

i nomi italiani delle Brother

La giapponese Brother, prima di chiudere i battenti della maglieria nel 1999, ha prodotto e distribuito in tutto il mondo le sue macchine domestiche, con picchi eccezionali di vendite soprattutto nella decade 1980-’90. In Italia, per una qualche ‘fantasiosa’ strategia marketing del distributore Defendi, alcuni di questi modelli sono stati venduti con nomi diversi dall’originale, il quale consisteva in un codice alfa numerico che ancora adesso ci aiuta a distinguerle nella giungla del fiorente mercato del seconda mano.
Grazie ad alcune preziose risorse in rete, come la tabella di Daisyknits , la nuova pagina wiki Machineknitting.fandom o la lista di XenaKnits, e grazie ad alcuni confronti effettuati fra gli/le utenti di alcuni gruppi Facebook dedicati, mi è stato possibile finalmente risalire a questi codici originali:

Legenda
la sigla KH si riferisce alle prime fronture, le macchine vere e proprie, dotate di custodia, accessori base come un tendifilo, un carrello del traforato (eccetto in alcuni modelli venduti a prezzi più contenuti), un cast-on comb ed altri strumenti come questi della mia KH910; con KR si intendono le seconde fronture (in inglese ribbers) concepite come accessori vendibili a parte; con KG, i garter carriage, in Italia rinominati Modamatic, appunto.

Ogni ulteriore testimonianza personale a riguardo è bene accetta: lascia un commento qui oppure scrivimi a info@ratatatata.it, allegando qualche foto del carrello, dei manuali e/o altra documentazione utile. Grazie.

Primamore · KH836
no carrello Lace · no selezione automatica dell’ago per single motif · compatibilità con KG88 · anno 1986

Gioia
· KH868
a schede · compatibile con tutti i KG · con tasto MC (fairisle) singolo · 1990

Arianna · KH260
finezza 3 (9 mm) · schede perforate da 24 punti · 114 aghi · KR260 con lili buttons e 110 aghi

KM2000 · KH860
colore arancione · schede perforate · 1986

KM3000 · KH891
colore arancione · schede · knitleader mylar · 1987

Defendi 9000 · KH900 · Electroknit
schemi ripetuti da 24 punti · porta lettore PPD · 50 schemi in memoria

Lady D · KH910 · Electroknit ·
schede mylar 60 punti · no porta PPD · versione ‘battery’ con 2 pile stilo e versione ‘modified’ senza pile · 1980-87

First Lady · KH930 · Electroknit · Topical 3
porta PPD · 555 disegni in memoria · 1986-89

First Lady-S · KH940 · Electroknit · Topical 3
porta PPD · 555 disegni in memoria · con più memoria riscrivibile rispetto alla 930 · 1989-92

KR Lem e KR 1000 · KR850
sono le seconde fronture corrispondenti ai KR850, con le manopole lili

Paliè · KH871 · KH881 · KH891 · KH894
Paliè A II · KH893

Elyt · KH893

Eleganza · E
varianti di macchine e accessori in colore celeste al cui codice è stata aggiunta la lettera E (per Eleganza), in occasione del 35° anniversario della loro produzione. A parte il colore, la tecnologia è identica ai modelli a cui si riferisce.

facili ma importanti interventi di manutenzione sul carrello principale · brother KH910

Per sbloccare i meccanismi induriti del carrello spesso è sufficiente passare un po’ di aria calda di phon nei punti difettosi, in modo da sciogliere il vecchio grasso impastato; altre volte invece è necessario aprire il carrello per pulire più in profondità. Procedi allora in questo modo:


1. togli le due viti che fissano la copertura in plastica alla base metallica: sono le due uniche ottonate (vedi freccia).

le due viti sono uguali e speculari, una a destra e l’altra a sinistra del carrello

2. Togli la maniglia svitando i due perni neri che la fissano al carrello.

3. Posiziona la rotella con la tacca sopra allo zero: con questo accorgimento sarà più semplice ricordare come rimontarla (l’incavo nella rondella nera corrisponde alla tacca arancione sul tappo); quindi solleva il tappo con un cacciavite piatto, togli la vite e la rondella nera di fissaggio; estrai tutta la rotella di plastica.

4. Solleva la copertura del carrello, facendo attenzione ai tre pezzi di plastica, che a questo punto sono solo appoggiati: osservali bene per poterli rimettere poi al loro posto nel modo corretto, dopodiché toglili.

5. A questo punto è possibile fare una pulizia più che soddisfacente, senza dover smontare ulteriori pezzi, il cui ripristino richiederebbe molta accuratezza e confidenza con i meccanismi. Intanto puoi eliminare lo sporco di grasso misto a lanuggine e polvere — il tuo nemico più caro — che sicuramente si annida lì sotto.

6. Quindi, dopo aver pulito e oliato tutto per bene, per riassemblare gli elementi smontati non rimane che procedere a ritroso. In ultimo, inserisci la rotella di tensione fin dove si blocca (ricordati la posizione dello zero); fai combaciare l’incavo della rondella nera di fisaggio con lo zero e avvitala; inserisci il tappo e verifica che la tacca arancione combaci perfettamente con lo zero nella rotella, altrimenti risistema la rondella nera. Controlla che tutto sia in ordine (soprattutto di non aver avanzato viti) e rimonta il carrello sul letto degli aghi.

Arrivando alle magagne specifiche del mio carrello, ho dovuto sbloccare il perno della levetta che permette il ritorno degli aghi dalla posizione E, alla posizione di lavoro B: semplicemente insinuando in tutti i modi dell’olio (quello delle macchine per cucire, uso sempre quello) nel punto indicato dalla freccia e smanettando la levetta nera su e giù, finché si è liberata.

Inoltre, ruotando la manopola KC-KCII ho potuto rilevare un secondo intoppo, responsabile, come ho verificato in seguito, del blocco improvviso degli aghi in posizione D (seccatura ben più importante rispetto alla precedente): avantaggiata dall’avere il carrello aperto, sono riuscita a spazzolare e oliare la parte indurita, da entrambi i lati.

la levetta vista dai due lati del carrello

Siccome era molto bloccato, ho dovuto estrarre il pezzo che copre la levetta, svitando la vite affianco (indicata dalla freccia). Questa operazione non rappresenta un rischio per la stabilità del carrello: semplicemente permette un’oliatura più profonda e lo sbloccaggio definitivo. Rimontato tutto al suo posto, adesso il carrello è come nuovo, pronto per essere adoperato sfruttando appieno tutte le sue funzioni.